lunedì 1 ottobre 2018

Una saga nordica non canonica: "Testa di cane" di Morten Ramsland



Autore: Morten Ramsland
Titolo: Testa di cane
Titolo originale: Hundehoved
Lingua originale: danese
Edizione: Universale Economica Feltrinelli, 2008
Traduzione: Eva Kampmann

Nella postfazione a Laxdæla Saga (Iperborea, 2015) Alessandro Zironi mette in evidenza come ogni saga è "un'avventura dell'anima, un percorso dentro l'etica di una gente [...], il racconto dell'uomo nelle sue vicissitudini terrene, nei suoi conflitti, amori, odi, riappacificazioni".


Testa di cane è l'emblema dell'"anti-saga" nordica, una saga familiare atipica che rompe tutte le norme conosciute dei lunghi racconti islandesi: la presentazione di una "dinastia" dalle origini ai giorni più recenti, gesta eroiche narrate con un linguaggio altrettanto carico di immagini simboliche e ricorrenti.

Nel nostro caso, le gesta della famiglia Eriksson sono narrate da uno dei membri più recenti, Asger, che ripercorre i momenti più importanti della sua storia familiare. Ma non è solo lui a dare voce alle vicende, perché alla sua storia si aggiungono voci lontane nel tempo, narratori terzi che danno modo al lettore di fare esperienza di questa intensa narrazione a più piani temporali.

Da qualche parte della Germania orientale il mio nonno paterno sta attraversando di corsa una pianura. 

L'intensità di questo romanzo è, probabilmente, la parte che mi ha colpita di più dopo l'elemento sovrannaturale, il quale si amalgama alle vicende prima del nonno Askild e di sua moglie Bjørk e poi dei figli Niels Junior - chiamato affettuosamente Orecchie a sventola -, la cardiopatica e sovrappeso Anne Katherine e il "corsaro" Knut. La forte componente umana dei personaggi si concretizza nei nomignoli, spesso creazioni del burbero Askild, che collaborano alla creazione di un vero e proprio lessico familiare. Essa viene messa fortemente in risalto anche grazie al linguaggio ironico dell'autore. In questo modo, l'elemento sovrannaturale, quello delle visioni di nonno Askild e delle voci alle quali il piccolo Orecchie a sventola dà ascolto durante la sua infanzia, spicca ancora di più: ecco che la magica e terrificante esperienza solitaria di Niels Junior nel bosco prende le sembianze di un vero e proprio rito di passaggio e presagio per il suo sconclusionato futuro.

L'Asger ormai adulto ma ancora legato moltissimo al passato, mette in scena perfettamente il bisogno di un'intero nucleo familiare di rappresentare sé stessi. Ci si ricorda perfettamente degli strambi quadri cubisti di nonno Askild e sono questi stessi dipinti che non solo rappresentano visivamente per il lettore l'elemento naturale di questo romanzo, ma riflettono l'essenza stessa della famiglia: un collage scomposto in cui tutti i piani della realtà vengono messi a terra in modo confuso e spesso incomprensibile.

Nonostante gli anni passati e le generazioni una diversa dall'altra, gli Eriksson rimangono sempre gli stessi e nessuno può sfuggire a questa bizzarra famiglia. Tutti i membri sono connessi profondamente da un passato comune e da un presente che ne è altamente influenzato, ma non nel modo in cui ci si aspetterebbe da una famiglia normale. Chi fugge da essa o cerca di separarsi fa una brutta fine o ritorna al punto di partenza.

La prima volta che ho messo piede nella casa di riposo mi sono ricordato delle parole di nonna: Evidentemente la fuga è di moda nella nostra famiglia. In questo aveva ragione. Molti scappano, pochi tornano, e in quale punto conviene concludere?
Lo stile ironico, vivo nel linguaggio e pungente di Ramsland non risparmia nessuno dei protagonisti di questa saga familiare contemporanea, nemmeno l'unica figura che ha a cuore la memoria collettiva, nonna Bjørk. Testa di cane è un testo che pur essendo contemporaneo, ritorna spesso agli schemi della tradizione e la centralità di questa figura femminile che tiene assieme la famiglia ne è la conferma.

Tornando alle parole di Zironi, una saga è tale perché pone domande universali e il romanzo di Morten Ramsland ne solleva più di quante risposte, alla fine, ci sia concesso conoscere. E forse è proprio questo il nucleo della bellezza di questo romanzo.

Grazie per avermi letta. Alla prossima,

Francesca, Le ore dentro ai libri.

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