sabato 10 novembre 2018

novembre 10, 2018

In fondo al libro #2: una lettura ravvicinata di "Frankenstein", "Gordon Pym" e "Dr. Jekyll & Mr. Hyde"

Buongiorno! Eccoci al nostro secondo appuntamento con la rubrica #infondoallibro, una lettura più da vicino di tre classici della letteratura adatti alla spaventosa settimana in cui è iniziata la rubrica: Frankenstein di Mary Shelley, Le avventure di Gordon Pym di Edgar Allan Poe e Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde di Robert Louis Stevenson.

Nei tre anni di università credo di aver imparato a fare una cosa, ossia divertirmi nell'analisi di ciò che leggo. Che divertimento, eh? E bene, se hai letto l'articolo sulle mie confessioni da lettrice, saprai che il modo in cui solitamente leggo i libri per l'università è un po' più approfondito da quello con cui affronto i libri che leggo per interesse personale. Nel tempo, però, questo metodo un po' più analitico è diventato più interessante e sono riuscita ad applicarlo in parte al resto delle mie letture. Perché, mi son detta, non portare questa parte della mia vita anche sul blog?

Dopo la prima "puntata" incentrata su una lettura più ravvicinata della struttura narrativa, in questo secondo appuntamento andremo alla ricerca dell'origine di questi tre spaventevoli scritti e delle fonti letterarie e culturali di cui i loro autori si sono serviti più o meno coscientemente.

Sono sempre stata affascinata dal processo creativo dietro ad un'opera letteraria, perciò ora capirai il motivo per cui sono stata molto contenta di ritrovare molti riferimenti ad esso per tutti e tre i testi affrontati. Ma iniziamo.

Manoscritto di Frankenstein, con note di Percy
Shelley ai margini.
© Bodleian Library, University of Oxford
Le fonti e l'origine

Frankenstein - Mary Shelley

Cronologicamente parlando, il primo romanzo dei tre ad essere stato pubblicato fu Frankenstein, nel 1818. Tutti i più appassionati lettori della Shelley conoscono la storia del "concepimento" del romanzo - tema, quello del concepimento in generale che affronteremo nel prossimo appuntamento -.

E' Mary stessa a raccontare, o meglio, narrare questo processo creativo nell'introduzione del 1831 al romanzo, edizione che viene pubblicata, stavolta, con il suo nome. Durante un soggiorno a Villa Diodati nel 1816, in un'atmosfera decameronica, Mary, Percy Shelley, Claire Clairmont, Lord Byron e John Polidori decidono di sfidarsi a comporre ognuno una storia di fantasmi come quelle che per giorni si erano raccontati.

Lunghe e frequenti erano le conversazioni tra Lord Byron e Shelley, a cui io assistevo con devozione ma quasi sempre in silenzio. Durante uno di questi incontri vennero discusse varie dottrine filosofiche, tra cui la natura del principio vitale, e se vi fossero probabilità che venisse scoperto e divulgato.

Forse influenzata dai discorsi di carattere scientifico che la compagnia di amici aveva fatto quel giorno, di notte Mary ha un incubo e sogna la famosa scena in cui il creatore osserva terrorizzato la sua creazione ormai in vita. Sarà Mary Shelley l'unica a portare a compimento quell'impresa proposta da Byron e il risultato, naturalmente, sarà proprio Frankenstein.

La serata trascorse in questa conversazione, ed era passata anche l'ora delle streghe quando ci ritirammo per riposare. Quando posai la testa sul cuscino, non mi addormentai, ma non si può dire che stessi pensando. La mia immaginazione, non richiesta, mi pervase e mi guidò, donando alle immagini che si affacciavano alla mia mente una lividezzza di gran lunga superiore alle solite visioni delle fantasticherie. Vidi - con gli occhi chiusi, ma con una percezione mentale acuta - il pallido studioso di arti profane inginocchiato vicino alla cosa che aveva assemblato. Vidi l'orrenda sagoma di un uomo disteso, poi, all'entrata in funzione di un qualche potente macchinario, lo vidi dar segni di vita e fremere con un movimento impacciato, vivo solo a metà. 

 Nella famosa introduzione, la Shelley sembra essere molto cosciente degli elementi che l'hanno portata a concepire la storia della creatura, ma è ancora più interessante scoprire altri elementi di influenza che ritroviamo sparsi e un po' nascosti all'interno del romanzo stesso. Primo tra tutti, il Paradise Lost di John Milton: l'epigrafe che troviamo ad inizio romanzo non solo ci fornisce un'informazione fondamentale per capire parte delle origini di questa storia, ma anticipa in maniera abbastanza esplicita il nucleo della storia stessa.


Chiuso entro la mia creta, t'ho forse chiesto io,

Fattore, di diventar uomo?

T'ho forse chiesto io di trarmi dalle tenebre? 

Illustrazione per il frontespizio dell'edizione del 1831.
Altro grande autore inglese che possiamo ritrovare tra le fonti letterarie della Shelley è Samuel Taylor Coleridge e in particolare La ballata del vecchio marinaio (The Rime of The Ancient Mariner). Echi di quello che diventerà il manifesto del Romanticismo si possono ritrovare in due momenti: in primo luogo, nella descrizione che Walton fa di Victor Frankenstein una volta salvato dai ghiacci possiamo notare la somiglianza dell'espressione "selvaggia, quasi folle" degli occhi sia di Victor che del vecchio marinaio. In secondo luogo, l'inseguimento finale tra creatura e creatore nelle regioni polari non può che far tornare la mente indietro proprio alla ballata di Coleridge, la cui storia è ambientata proprio negli stessi luoghi. Riprenderemo comunque nella prossima puntata l'influenza di Coleridge e Milton in Frankenstein da un punto di vista tematico.

In realtà, le fonti letterarie per questo romanzo sono molteplici e avremmo bisogno di un articolo dedicato per elencarle e spiegarle tutte. Ci basti sapere, in ogni caso, che l'ambiente letterario e culturale nel quale è cresciuta e vissuta Mary Shelley non ha fatto che aumentare l'interesse della scrittrice per determinati temi: l'educazione e la sua influenza, ripreso dalla madre, Mary Wollstonecraft, la quale le ha anche insegnato a mettere in dubbio la categoria del "mostruoso" (da A Vindication of The Rights of Men e A Vindication of The Rights of Woman, 1790 e 1792); le idee di provenienza paterna sulle ingiustizie fatte dalle istituzioni sociali (da Enquiry Concerning Political Justice, William Godwin, 1793) e le teorie estetiche sulla frammentazione delle parti (dagli scritti di Burke, Schiller e Coleridge).

Le avventure di Arthur Gordon Pym - Edgar Allan Poe

Anche per Edgar Allan Poe, l'ambiente culturale e letterario ha riservato molteplici fonti di ispirazione per il suo unico romanzo completo, Le avventure di Arthur Gordon Pym, pubblicato nel 1838.

L'ambiente letterario, soprattutto quello inglese, del secolo precedente era stato dominato dalla letteratura di viaggio, spesso fantastico e/o immaginario. Basta citare nomi come Daniel Defoe o Jonathan Swift, autori con i quali Poe lettore avrà avuto sicuramente modo di venire a contatto. E' particolarmente interessante, poi, notare come molti racconti di viaggio fossero ambientati in una fantomatica terra del sud, narrata da Tolomeo e smentita dopo il secondo viaggio di James Cook nell'emisfero boreale. Anche in Gordon Pym, perciò, come succede per Frankenstein, ritroviamo non solo il motivo del racconto di viaggio - ricordiamoci che Pym racconta in prima persona la sua storia sotto forma di diario di bordo -  ma anche e soprattutto il motivo del viaggio verso l'emisfero sud del mondo, terra sconosciuta dai tratti misteriosi e quasi mitici.

Le prime due puntate del romanzo di Poe
nel Southern Literary Messenger, giornale
di cui lo scrittore era editor.
©Cornell University Library
E' lo stesso Poe che si rivela un appassionato lettore di questo genere nel 1837, nel Southern Literary Messenger di Baltimora, nell'entusiasta recensione di South Sea Expedition, il resoconto di un viaggio nel Sud Pacifico dell'esploratore Jeremiah N. Reynolds. C'è chi ha anche affermato che Poe abbia addirittura copiato parte del testo di Reynolds nel suo romanzo, ma è certo che lo scrittore americano conoscesse molto bene il genere letterario.

Letteratura di viaggio e resoconti di esploratori si incontrano perfettamente in Poe insieme ad un altro grande autore già citato nelle influenze di Frankenstein. Sì, sto parlando di Coleridge e la sua ballata. Infatti, proprio nei capitoli finali del romanzo di Poe, il viaggio di Pym assume caratteristiche molto simili al viaggio compiuto dal marinaio.

Un elemento più interessante è l'influenza che Poe ha su se stesso. Molti temi presenti in Gordon Pym, infatti, erano stati anticipati in un racconto del 1833 dello stesso scrittore americano, Manoscritto trovato in una bottiglia (M.S. Found in a Bottle): un narratore-personaggio che narra incredibilmente il suo viaggio sotto forma di diario, un naufragio improvviso al quale solo il narratore sopravvive, una nave che procede insistentemente verso sud ed elementi gotici e macabri che a loro volta anticipano la famosa cifra stilistica di Poe.

Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde - Robert Louis Stevenson

La genesi di Dr. Jekyll e Mr. Hyde ha molti tratti in comune con quella di Frankenstein.

Come accadde per Mary Shelley, anche per  Robert Louis Stevenson la visione geniale e centrale del romanzo viene da un sogno. E' proprio la moglie di Stevenson, Fanny Van de Grift, nell'introduzione del 1905 al romanzo, a raccontare che
Nelle prime ore del mattino fui svegliata dalle sue [di Stevenson] grida di terrore. Io, pensando che stesse facendo un incubo, lo svegliai. Lui mi disse, arrabbiato 'Perché mi hai svegliato? Stavo sognando una bella storia di paura.'
"A Chapter on Dreams" pubblicato sullo Scribner's Magazine del 1888.
©British Library
Questa notizia è confermata dallo stesso Stevenson in un saggio scritto qualche anno prima, nel 1888, A Chapter on Dreams. Lo scrittore spiega, in maniera forse fin troppo razionale - un po' come aveva fatto Poe in The Philosophy of Composition - il suo genio creativo e di come questo sia stato costantemente influenzato dai diversi sogni e incubi che hanno accompagnato la sua vita sin da piccolo. Stevenson, infatti, cagionevole di salute, aveva passato gran parte della sua vita confinato a letto. Nel saggio, Stevenson rivela che quegli incubi tremendi potessero avere origine nelle letture che faceva - tra cui i racconti di Poe - e che nella sua testa fossero presenti delle "personcine" (little people) che sviluppavano i sogni. Insomma, questi piccoli attori erano i motori della sua immaginazione:

Posso fornire solo qualche esempio di quanta parte venga svolta durante il sonno e quanta durante la veglia e lascio che sia il lettore a decidere a chi spettino gli allori, fra me e i miei collaboratori. Prenderò in considerazione, pertanto, un libro che un certo numero di persone ha gentilmente voluto leggere, Lo strano caso del Dr. Jekyll e di Mr. Hyde. Da tempo cercavo di scrivere una storia su questo argomento, di trovare un contenitore, un veicolo, poiché quel forte senso della doppiezza che si annida nell'uomo è qualcosa che a tratti cattura e domina la mente di ogni creatura pensante. [...] Per due giorni mi tartassai il cervello per trovare qualche trama; e durante la seconda notte sognai la scena della finestra, e una che viene dopo, divisa in due parti, in cui Hyde, perseguito per qualche delitto, trangugiava la pozione e intraprendeva il mutamento sotto gli occhi degli inseguitori. Tutto il resto venne eseguito da sveglio, in piena coscienza.

Manoscritto di Dr. Jekyll e Mr. Hyde
© The Pierpont Morgan Library, New York. MA 1202.
Photography, Graham S. Haber, 2012
Altre fonti interessanti per la creazione del racconto sono, perciò, sicuramente le letture di R.L. Stevenson. Siamo molto fortunati ad avere libero accesso alla biblioteca personale dello scrittore, disponibile e consultabile online. Dalle numerose note scritte a penna ai margini, possiamo anche capire che lettore attento fosse Stevenson. Appassionato di Shakespeare - lesse l'Amleto e il Re Lear) e lettore di Bunyan e di The Pilgrim's Progress, Stevenson aveva letto anche il suo contemporaneo Poe e il famoso A Vindication di Mary Wollstonecraft. Curioso notare che tra i libri letti non risulta nulla della figlia della Wollstonecraft, Mary Shelley, nonostante le numerose affinità tra i rispettivi scritti più famosi.

La religione è sicuramente un altro punto di influenza per la redazione del racconto. Bisogna considerare che Stevenson era stato cresciuto in una famiglia di devoti presbiteriani e in particolare era stato educato dalla bambinaia che gli leggeva e interpretava testi di Bunyan, di Calvino e la Bibbia. Il calvinismo, in particolare, si può ritrovare nel testo nell'apparente mancanza di una forza "buona" moralmente: per i calvinisti, nessun uomo è buono perché tutti siamo peccatori e allo stesso modo si potrebbe intuire che nel romanzo nessun personaggio, alla fine, sia moralmente intatto.

Un po' più presenti e rilevabili nel testo, sono, però, le influenze scientifiche. Il contesto culturale nel quale Dr. Jekyll e Mr. Hyde viene redatto è quello di un forte contrasto tra due correnti di pensiero: da una parte un dilagante positivismo, quindi una fiducia quasi cieca nella scienza e nel suo potere di creare, trasformare e indagare la realtà; dall'altra, una forte paura di queste nuove scienze che mettevano pericolosamente in dubbio il potere e la forza di Dio. Questo fu un motivi per cui le nuove teorie darwiniane sull'evoluzione avevano creato forti polemiche. Dove può portare la ricerca scientifica? Di certo, nel racconto di Stevenson, a nulla di buono ed è per questo che Dr. Jekyll e Mr. Hyde interpreta perfettamente il quesito sulla pericolosità del sapere scientifico. Ma di questo ne parleremo più approfonditamente nel prossimo appuntamento.

Grazie per essere arrivata/arrivato alla fine dell'articolo, spero sia stato di tuo gradimento.
Ci leggiamo alla prossima puntata di #infondoallibro!

Francesca, Le ore dentro ai libri.

Sitografia e bibliografia: 
Mary Shelley. I miei sogni mi appartengono. (L'orma Editore, 2015)
A Routledge Literary Sourcebook on Mary Shelley's Frankenstein, Timothy Morton (Routledge, 2002)
Frankenstein, Mary Shelley (Einaudi, 2016)

Agghiaccianti simmetrie: dinamiche testuali in The narrative of A. Gordon Pym di Edgar Allan Poe, Ugo Rubeo (Lozzi & Rossi, 2000)

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, Robert Louis Stevenson (Mondadori, 2017)
Lit2Go - A Chapter on Dreams, Robert Louis Stevenson
The British Library Online Catalogue

venerdì 2 novembre 2018

novembre 02, 2018

In fondo al libro #1: una lettura ravvicinata di "Frankenstein", "Gordon Pym" e "Dr. Jekyll & Mr. Hyde"

Buongiorno cara lettrice e caro lettore. Termino la settimana più spaventosa dell'anno - in termini di festività, si intende - con il primo di una serie di articoli del tutto nuova: #infondoallibro.

Nei tre anni di università credo di aver imparato a fare una cosa, ossia divertirmi nell'analisi di ciò che leggo. Che divertimento, eh? E bene, se hai letto l'articolo sulle mie confessioni da lettrice, saprai che il modo in cui solitamente leggo i libri per l'università è un po' più approfondito da quello con cui affronto i libri che leggo per interesse personale. Nel tempo, però, questo metodo un po' più analitico è diventato più interessante e sono riuscita ad applicarlo in parte al resto delle mie letture. Perché, mi son detta, non portare questa parte della mia vita anche sul blog?

Ecco a te il risultato, spero comprensibile, di questa avventura: un piccolo viaggio, diviso in tre parti, all'interno di tre testi che, a mio parere, sono perfetti per questa settimana spaventosa. Diamo il via alle danze il giorno dei morti e finiremo all'incirca tra due settimane.

Per questa prima puntata, il confronto verterà sulla struttura narrativa di questi tre romanzi: cosa hanno in comune e quali differenze presentano Frankenstein, Le avventure di Arthur Gordon Pym e Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde?


La struttura  narrativa

Il primo elemento che salta all'occhio quando si mettono a confronto tre romanzi come questi è la loro struttura narrativa, ossia il modo in cui la storia viene raccontata. In tutti e tre i casi, questa struttura non è lineare e non segue del tutto la tradizione di una narrazione semplice che si sviluppa su un solo piano e attraverso le parole di un solo narratore, spesso in prima persona. La novità dei tre romanzi, però, non si trova tanto in queste strutture che di innovativo hanno ben poco, bensì nel loro uso e sviluppo ai fini della storia.

" It is with considerable difficulty that I remember the original era of my being: all the events of that period appear confused and indistinct. "

Nel 1818, Mary Shelley dà alla luce Frankenstein in pieno anonimato. L'intera narrazione della storia è sempre affidata ad un narratore di prima persona che cambia ad ogni sezione. La storia si apre con le lettere inviate dall'esploratore Richard Walton alla sorella, Mrs. Saville, attraverso le quali il lettore ha accesso alla storia di un viaggiatore misterioso che viene tratto in salvo dall'equipaggio dello stesso Walton. Si tratta di Victor Frankenstein, giovane scienziato la cui storia è ben nota a tutti i lettori, passati, presenti e futuri, anche a coloro che non si sono mai barcamenati nella lettura di questo romanzo.

I piani narrativi dell'opera più conosciuta di Mary Shelley, però, non si esauriscono con la storia raccontata da Walton in forma epistolare, perché non appena l'esploratore riesce ad aprire un dialogo con Victor, quest'ultimo prende la parola. Da questo momento, la Shelley struttura il romanzo come se fosse una storia a sé, sotto forma di capitoli e questi formano una sottospecie di struttura per un altro livello narrativo che viene presentato al capitolo 11: quello della Creatura, nel toccante momento in cui incontra il suo creatore tra i ghiacci.

Solamente una volta giunti alla fine, la narrazione tornerà nelle mani di Walton attraverso le lettere indirizzate alla sorella. Tutte le narrazioni sono, in qualche modo, legate tra loro da questo avvicinarsi ed allontanarsi dal nucleo - rappresentato dalla creatura - ma sono anche causa del collegamento che viene a crearsi tra i personaggi. Basta pensare alla vicinanza tra Walton e Victor Frankenstein, entrambi esploratori ambiziosi, l'uno del mondo geografico, l'altro dei limiti della scienza.

Durante la lettura del romanzo, il lettore si trova di fronte ad una struttura circolare nella quale l'autrice dà inizio alle danze con Walton e conclude con lo stesso esploratore.

Frankenstein è l'unico caso dei tre in cui l'autrice decide di auto-eliminarsi dalla narrazione proprio attraverso la scelta dei narratori in prima persona. Facendo ciò non si esclude, in ogni caso, dal prendere una posizione: è questo il grande vantaggio che Mary Shelley ha sui narratori realisti dei decenni che verranno, il potersi distanziare dai suoi personaggi e dalle loro scelte etiche e morali senza doverlo esplicitare.

" My name is Arthur Gordon Pym. "

Nel 1838, invece, un Edgar Allan Poe nel pieno della sua carriera da editor (si muoveva a Baltimora tra il Southern Literary Messenger e il Graham Magazine) pubblica quello che sarà il suo unico romanzo completo, Le avventure di Arthur Gordon Pym, conosciuto al pubblico italiano anche con altri titoli.

Con Gordon Pym, Poe attraversa una fase di sperimentazione folle con la quale, alla fine dei giochi, lo scrittore crea un puzzle di generi letterari incorniciati da una struttura apparentemente semplice. La storia del giovane Pym, yankee inesperto che decide di imbarcarsi clandestinamente su una baleniera con il suo più caro amico Augustus per seguire innocentemente il suo sogno, si tramuta in un viaggio grottesco e inquietante fino ai limiti del mondo conosciuto.

Il diario di viaggio, perciò, sembra essere l'unica tecnica narrativa appropriata per dar voce a Pym, ma Poe, autore non per niente banale in fatto di composizione di testi (vedi il breve saggio The Philosophy of Composition, La filosofia della composizione, 1846) non lascia nulla a caso: ancor prima di dar voce alle avventure del suo personaggio-narratore, inserisce una nota curiosa proprio riguardo quel diario di avventure che il lettore andrà a leggere. La firma apposta a fine nota è quella di Pym stesso, apparentemente tornato sano e salvo dal viaggio e che sottolinea la veridicità del suo stesso racconto. La parte più curiosa di questa nota iniziale è la presenza di un "Mr. Poe": è l'editor di quel diario di bordo del quale diventa garante, sia per quanto riguarda il manoscritto in sé ma anche e soprattutto della sua veridicità.

Ecco che abbiamo anche qui diversi livelli di narrazione e in questo caso è l'autore stesso, resosi personaggio, ad aprire la sequenza. Lo stesso autore-personaggio tornerà alla fine del romanzo con una nota finale in cui chiarirà il destino di Pym e in parte si contraddirà rispetto a ciò che aveva detto precedentemente nella nota iniziale.

Trattandosi di un diario di viaggio, bisogna immaginarsi due personaggi diversi: Pym personaggio che vive le avventure in mare e il Pym scrittore di quelle memorie di viaggio. Perché sottolineare questa divisione? Il romanzo, come vedremo nelle prossime puntate, è costellato di segni ambigui che giungono ai sensi di Pym da diverse direzioni: l'ambiente intorno a lui, i personaggi che incontra e non di meno le avventure stesse che vive. Grazie a questo tipo di struttura narrativa si capisce come questi segni vengano percepiti in modo diverso da parte di un Pym ancora inesperto e un Pym che ormai ha già vissuto quelle avventure e le sta raccontando, anche con un po' di scherno nei confronti di se stesso.

" I was born in the year 18- to a large fortune, endowed besides with excellent parts, inclined by nature to industry, fond of the respect of the wise and good among my fellow-men, and thus, as might have been supposed, with every guarantee of an honourable and distinguished future. "

Per quanto riguarda, invece, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, ritroviamo di nuovo, come nel caso di Frankenstein, i molteplici narratori che aiutano a creare una struttura narrativa a più livelli, seppur non lineare.

In questo caso la narrazione è così divisa: nei primi otto capitoli, che corrispondono al punto di vista di Mr. Utterson, il lettore si trova di fronte ad una narrazione in terza persona. Questa funziona proprio grazie al tipo di personaggio che ci troviamo di fronte e sul quale l'attenzione è focalizzata. Sarà forse un caso che "utter" in inglese significa "pronunciare, affermare"? Bilanciato e razionale proprio come la narrazione di fronte alla quale si trova il lettore, Utterson dà inizio ad una vera e propria indagine sul "caso" costruito da Stevenson.

Improvvisamente, però, l'autore decide di dar voce direttamente ad uno dei personaggi coinvolti nella vicenda, il dottor Lanyon, il cui racconto è presentato al lettore in prima persona. Con questo cambio repentino, il lettore è quasi costretto ad avvicinarsi, anche emotivamente, allo "strano caso" dal quale aveva finora avuto modo di distanziarsi grazie alla narrazione in terza persona dei capitoli iniziali. Sarà questo, probabilmente, il momento in cui il lettore deciderà se mettere in dubbio la testimonianza -seppur solo riportata da Lanyon- di Jekyll o se empatizzare con lui.

La prova finale sarà presentata solamente alla fine, con il racconto in prima persona del dottor Jekyll. La confusione che questa scelta di cambi repentini nella narrazione potrebbe causare è, in realtà, immotivata, perché aiuta a costruire questa indagine deduttiva -dal generale al particolare- che tiene il lettore incollato alle pagine dalla prima all'ultima.

Avrai sicuramente notato le tre citazioni che ho inserito. Non sono poste a caso. Ognuna fa parte della sezione narrativa che corrisponde al racconto personale, in prima persona, presente nel nucleo di ogni romanzo. Non ho inserito la parte del racconto di Victor Frankenstein poiché ritengo che il nucleo di Frankenstein sia il racconto della creatura, non quella del suo creatore.

Ognuna di queste tre parti pone l'attenzione sulla caratteristica comune ai tre romanzi: il fatto che tutti, in una forma o nell'altra, abbiano a che fare con la ricostruzione di un intreccio contorto in cui la figura umana - o meno - sembra quasi svanire in confronto a degli eventi orrifici come quelli raccontati. Che siano altri gli elementi più importanti di questi romanzi a dover venire fuori?

Ci leggiamo alla prossima "puntata" di #infondoallibro.
Grazie di avermi letta,
Francesca, Le ore dentro ai libri.


Libri citati:

  • Frankenstein, Mary Shelley. Einaudi Tascabili, 2016. Traduzione di Luca Lamberti. A cura di Nadia Fusini. (Frankenstein. Or The Modern Prometheus, Mary Shelley. Penguin English Library, 2012)
  • Le avventure di Gordon Pym, Edgar Allan Poe. Universale Economica Feltrinelli, 2013. Traduzione di Davide Sapienza. (The Narrative of Arthur Gordon Pym of Nantucket, Edgar Allan Poe. Collins Classics, 2016)
  • Il dottor Jekyll e Mr. Hyde, Robert Louis Stevenson. Universale Economica Feltrinelli, 2013. Traduzione di Barbara Lanati - oppure Lo strano caso del Dr. Jekyll e del Sg. Hyde, Robert Louis Stevenson. Einaudi Tascabili, 2015. Traduzione di Carlo Fruttero e Franco Lucentini. (The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde, Robert Louis Stevenson. Penguin English Library, 2012)

Piccola nota a margine: nelle informazioni sui libri, potrei indicare più di un suggerimento per l'edizione italiana. Questa scelta è stata fatta facendo caso alla traduzione, al tipo di edizione (con note, premesse e post-fazioni) e al curatore/curatrice del romanzo, elementi che a mio parere sono rilevanti nella lettura e comprensione di un'opera in traduzione. Altri suggerimenti al riguardo sono naturalmente i benvenuti!

lunedì 1 ottobre 2018

ottobre 01, 2018

Una saga nordica non canonica: "Testa di cane" di Morten Ramsland



Autore: Morten Ramsland
Titolo: Testa di cane
Titolo originale: Hundehoved
Lingua originale: danese
Edizione: Universale Economica Feltrinelli, 2008
Traduzione: Eva Kampmann

Nella postfazione a Laxdæla Saga (Iperborea, 2015) Alessandro Zironi mette in evidenza come ogni saga è "un'avventura dell'anima, un percorso dentro l'etica di una gente [...], il racconto dell'uomo nelle sue vicissitudini terrene, nei suoi conflitti, amori, odi, riappacificazioni".


Testa di cane è l'emblema dell'"anti-saga" nordica, una saga familiare atipica che rompe tutte le norme conosciute dei lunghi racconti islandesi: la presentazione di una "dinastia" dalle origini ai giorni più recenti, gesta eroiche narrate con un linguaggio altrettanto carico di immagini simboliche e ricorrenti.

Nel nostro caso, le gesta della famiglia Eriksson sono narrate da uno dei membri più recenti, Asger, che ripercorre i momenti più importanti della sua storia familiare. Ma non è solo lui a dare voce alle vicende, perché alla sua storia si aggiungono voci lontane nel tempo, narratori terzi che danno modo al lettore di fare esperienza di questa intensa narrazione a più piani temporali.

Da qualche parte della Germania orientale il mio nonno paterno sta attraversando di corsa una pianura. 

L'intensità di questo romanzo è, probabilmente, la parte che mi ha colpita di più dopo l'elemento sovrannaturale, il quale si amalgama alle vicende prima del nonno Askild e di sua moglie Bjørk e poi dei figli Niels Junior - chiamato affettuosamente Orecchie a sventola -, la cardiopatica e sovrappeso Anne Katherine e il "corsaro" Knut. La forte componente umana dei personaggi si concretizza nei nomignoli, spesso creazioni del burbero Askild, che collaborano alla creazione di un vero e proprio lessico familiare. Essa viene messa fortemente in risalto anche grazie al linguaggio ironico dell'autore. In questo modo, l'elemento sovrannaturale, quello delle visioni di nonno Askild e delle voci alle quali il piccolo Orecchie a sventola dà ascolto durante la sua infanzia, spicca ancora di più: ecco che la magica e terrificante esperienza solitaria di Niels Junior nel bosco prende le sembianze di un vero e proprio rito di passaggio e presagio per il suo sconclusionato futuro.

L'Asger ormai adulto ma ancora legato moltissimo al passato, mette in scena perfettamente il bisogno di un'intero nucleo familiare di rappresentare sé stessi. Ci si ricorda perfettamente degli strambi quadri cubisti di nonno Askild e sono questi stessi dipinti che non solo rappresentano visivamente per il lettore l'elemento naturale di questo romanzo, ma riflettono l'essenza stessa della famiglia: un collage scomposto in cui tutti i piani della realtà vengono messi a terra in modo confuso e spesso incomprensibile.

Nonostante gli anni passati e le generazioni una diversa dall'altra, gli Eriksson rimangono sempre gli stessi e nessuno può sfuggire a questa bizzarra famiglia. Tutti i membri sono connessi profondamente da un passato comune e da un presente che ne è altamente influenzato, ma non nel modo in cui ci si aspetterebbe da una famiglia normale. Chi fugge da essa o cerca di separarsi fa una brutta fine o ritorna al punto di partenza.

La prima volta che ho messo piede nella casa di riposo mi sono ricordato delle parole di nonna: Evidentemente la fuga è di moda nella nostra famiglia. In questo aveva ragione. Molti scappano, pochi tornano, e in quale punto conviene concludere?
Lo stile ironico, vivo nel linguaggio e pungente di Ramsland non risparmia nessuno dei protagonisti di questa saga familiare contemporanea, nemmeno l'unica figura che ha a cuore la memoria collettiva, nonna Bjørk. Testa di cane è un testo che pur essendo contemporaneo, ritorna spesso agli schemi della tradizione e la centralità di questa figura femminile che tiene assieme la famiglia ne è la conferma.

Tornando alle parole di Zironi, una saga è tale perché pone domande universali e il romanzo di Morten Ramsland ne solleva più di quante risposte, alla fine, ci sia concesso conoscere. E forse è proprio questo il nucleo della bellezza di questo romanzo.

Grazie per avermi letta. Alla prossima,

Francesca, Le ore dentro ai libri.

mercoledì 29 agosto 2018

agosto 29, 2018

Poesia in prosa: il caso di "Uomini e topi" di John Steinbeck

Autore: John Steinbeck
Titolo: Uomini e topi
Titolo originale: Of Mice And Men
Anno pubblicazione: 1937
Edizione: Bompiani, Classici Contemporanei, 2018
Traduzione: Michele Mari

Recensione:
Uomini e topi è uno di quei libri che non ti aspetti, uno di quelli che ti devono arrivare inaspettatamente a casa via posta con un biglietto che ti augura buona lettura per invogliarti ad iniziarlo. Questo è stato il mio percorso con il romanzo più famoso di John Steinbeck. Se Sara non me lo avesse regalato, probabilmente sarebbero passati mesi se non anni prima di prendere coraggio ed iniziare a leggerlo. Il problema fondamentale è che sono troppo abituata ad avvicinarmi alla narrativa anglo-americana accompagnata da una guida al testo e, o, una bibliografia critica che mi aiuti all'analisi analitica. Il problema della lettura universitaria - di cui ti ho parlato in questo articolo - è proprio questo, alla fine ti abitui troppo all'analisi e ti godi poco la lettura fine a se stessa. Una volta preso coraggio, però, ho capito fino in fondo le parole di Sara riguardo Uomini e topi:

Non credevo che un libro così "semplice" potesse racchiudere tanta "poesia"

E non lo avrei pensato mai nemmeno io. Ma iniziamo.

Pubblicato nel 1937, in pieno periodo Modernista, Of Mice and Men ha un titolo proveniente da una poesia settecentesca dello scozzese Robert Burns, in cui si fa riferimento al fatto che i topi non sono le uniche creature i cui piani finiscono per fallire poiché gli stessi piani umani non recano che dolore e sofferenza. Un titolo perfetto se si considera l'atmosfera generale del romanzo.

L'imprevedibilità è parte integrante di questo breve romanzo, un libro composto da atti e da descrizioni scarne, essenziali a rendere una particolare atmosfera teatrale alla quale lo stesso autore teneva sicuramente. Uomini e topi, infatti, nasce anche come romanzo che si possa facilmente adattare ad una rappresentazione teatrale e in questo senso il tipo di narrazione presentato al lettore è fondamentale a rendere l'intento. Gli atti del romanzo si compiono nel momento in cui vengono descritti e spesso le descrizioni sono le parole degli stessi personaggi, ai quali, a loro volta, viene data la possibilità di caratterizzarsi da soli. L'autore è presente solo nella parte finale, carica di un pesante senso tragico.

L'ambientazione del romanzo risponde all'esigenza iniziale dell'autore riguardo l'adattamento teatrale: la chiusura è fondamentale ma non sempre negativa. Se si considera il fatto che George e Lennie, i protagonisti della storia, sono dei lavoratori itineranti alla ricerca di un impiego, mi viene da pensare che il ranch, spazio chiuso, possa rappresentare un tipo di chiusura rispetto ad un ambiente esterno ostile e sconosciuto, che non dà sicurezze di alcun tipo. Il rapporto, invece, tra George e Lennie, potrebbe rappresentare quella chiusura rassicurante che dà la famiglia, ma che a volte può diventare asfissiante e stringere fino a togliere il fiato...

La protezione è forse l'aspetto che, a mio avviso, lega i due tipi di chiusura: uno dei desideri di George è quello di proteggere Lennie dal mondo esterno, che non lo conosce e non può capire la sua innocenza.

E' proprio una volta arrivata al concetto dell'innocenza che ho iniziato a pensare, invece, al mito.

Come tutti gli americani, anche l'autore di Uomini e topi vi è legato molto. Al contrario, però, di tanti autori che lo rappresentano sotto varie forme nelle loro opere, John Steinbeck lo mette in dubbio e quasi lo distrugge. A mio parere, i miti rappresentati in Uomini e topi sono largamente interpretabili, ma ce ne sono tre che sono fondamentali. Primo tra tutti, il mito dell'innocenza, rappresentato dalla figura di Lennie, una specie di fool che nella letteratura americana ritorna con una certa insistenza; il mito del sogno inteso come desiderio della realizzazione di un progetto futuro - ed ecco che il titolo si rivela nella sua pienezza - che Steinbeck distrugge apparentemente senza pietà; il mito della solitudine, sul quale mi soffermo un po' di più: George e Lennie, come il resto dei personaggi del romanzo, sono soli. Anche la geografia iniziale rende perfettamente questo senso costante di solitudine quando il narratore apre il romanzo:

Poche miglia a sud di Soledad il fiume Salinas arriva a lambire i fianchi delle colline e scorre verde e profondo.

Non starò a scrivere di quanto il mito della solitudine, per molti critici letterari, sia radicato nell'animo americano ma accennerò solo al fatto che spesso viene associato in modo universale alla mancanza di radici alle quali tornare e nelle quali riconoscersi. E che tipo di personaggi sono George e Lennie, se non due lavoratori itinerants senza radici?

E' questo, forse, l'aspetto che più mi è piaciuto del romanzo, ossia la capacità dell'autore di rappresentare un argomento particolare come la tragica storia di George e Lennie rendendola quasi una parabola per rappresentare l'universale. Uomini e topi è un romanzo godibile e meraviglioso anche e soprattutto per la varietà di punti di vista e interpretazioni possibili che vengono offerte al lettore. L'esperienza di lettura è poi migliorata dalla voce asciutta, spontanea e allo stesso tempo poetica dell'autore. Il messaggio di Sara può benissimo aprire e chiudere la mia esperienza di lettura di questo romanzo breve ma estremamente intenso.

A presto,

Francesca, Le ore dentro ai libri.

venerdì 25 maggio 2018

maggio 25, 2018

"Politics and the English Language" di George Orwell: come il linguaggio può salvare il pensiero

Autore: George Orwell
Titolo: Politics and the English Language
Edizione: Penguin Books, 2013

Recensione:
Ci sono letture che non riesci a portare a termine, altre invece che finisci nel giro di qualche ora, come è successo alla sottoscritta con il libro di cui ti parlerò nelle prossime righe. Terminato in due viaggi in treno di quaranta minuti - anche troppo tempo viste le poche pagine - , Politics and the English Language di George Orwell potrebbe far paura a lettori poco esperti di politica e linguistica, ma si rivela in realtà una lettura piacevole, facile e comprensibile.

Scritto nel 1945 e uscito ufficialmente sulla rivista Horizon l'anno successivo, Politics and the English Language è un breve saggio che vuole mettere in relazione il declino della società e il collasso generale di una lingua, in questo caso l'inglese. La scrittura di Orwell ha un grandissimo pregio, ossia riuscire ad organizzare un discorso generalmente complicato come quello discusso nel saggio, con ironia e in modo semplice e diretto.

La preoccupazione principale dello scrittore inglese è la verità e di come essa dipenda dall'uso che si fa del linguaggio, uno strumento che per Orwell deve servire ad esprime il pensiero e non a contenerlo. L'effetto che per l'autore dovrebbe essere evitato è l'utilizzo del linguaggio in difesa dell'indifendibile, ossia ciò che nell'età contemporanea il discorso politico sta facendo.

"Things like the continuance of British rule in India, the Russian purges and deportations, the dropping of the atom bombs on Japan, can indeed be defended, but only by arguments which are too brutal for most people to face, and which do not square with the professed aims of political parties. Thus political language has to consist largely of euphemisms, question begging and sheer cloudy vagueness"
"Cose come la continuità del dominio britannico in India, le purghe e le deportazioni russe, il lancio delle bombe sul Giappone, possono essere difese ma solo da argomentazioni che sono troppo brutali da affrontare per molte persone, e che non sono in linea con gli obiettivi professati dai partiti politici. Perciò, il linguaggio politico deve consistere largamente di eufemismi, ragionamenti fallaci in cui la premessa è data per scontata e pura e oscura vaghezza" 

La parte più interessante del saggio sono gli esempi che l'autore porta a sostegno della sua tesi: quello che lui chiama il "Modern English Writing" si è deteriorato e con esso anche il pensiero. Il discorso che secondo Orwell ne deriva è vago, ambiguo e anche poco originale.

La critica è diretta ai suoi contemporanei ma tocca anche l'autore stesso. Mi è quasi sembrato che Orwell fosse comunque cosciente della "quasi utopia" della sua esortazione che, seppur lodevole come tentativo di "salvare" il proprio tempo, rimane forse troppo manualistica.

E' lo stesso Orwell, infatti, ad elencare in modo molto preciso gli errori commessi più frequentemente in termini di un "rigonfiamento del linguaggio" mirato esclusivamente a rendere il discorso più appetibile esteticamente e privo di qualsiasi senso a livello di significato. Metafore ormai in disuso, termini latini e greci utilizzati in contesti fuori luogo e mancanza di originalità sono solo alcuni dei punti che lo scrittore mette in risalto.

Le mire di questo saggio, a mio avviso, non dovrebbero essere prese come un tentativo romantico di salvare la lingua - e di conseguenza, la formulazione dei pensieri - bensì come un monito per riflettere sull'importanza della questione.

" What is above all needed is to let the meaning choose the word, and not the other way about. "
"Ciò che è necessario più di qualsiasi altra cosa, è lasciare che sia il significato a scegliere la parola, e non il contrario"

Politics and the English Language è un saggio molto più attuale di quanto si possa pensare, il cui titolo forse non gli rende la dovuta giustizia. Non vorrei fare l'errore di rovinare il piacere della lettura di questo piccolo libricino, perciò è giusto che le mie parole si fermino qui. Ti lascio con un piccolo appunto sul contenuto di questa edizione: segue al saggio sulla lingua, la recensione di George Orwell sul Mein Kampf di Adolf Hitler. Non puoi perdertela.

Spero veramente che ci leggeremo presto con un'altra recensione, piano piano ritornerò a postare con regolarità. Incrociamo le dita!

Buona giornata e buone letture!

mercoledì 14 marzo 2018

marzo 14, 2018

Book Haul & Wrap Up #13


Buongiorno lettore e lettrice!

Ci siamo, sono passati altri due mesi e gli acquisti libreschi si sono accumulati. Devo ammettere di essere stata veramente molto brava e di non aver speso troppi soldi in libri nelle ultime settimane, nonostante le varie promozioni che avranno portato tutti i lettori d'Italia a sperperare il proprio stipendio o paghetta in libreria.

Vediamo insieme quali libri mi sono portata a casa tra gennaio e febbraio.


1. Una rosa per Emily, William Faulkner

Dopo il corso di letteratura anglo-americana all'università, questo autore mi ha affascinata al punto da voler iniziare a leggere tutti i suoi scritti il prima possibile. L'inizio migliore è sicuramente questo piccolo racconto - Faulkner era un maestro dei racconti, tant'è che Gabriel García Márquez e Andrea Camilleri lo hanno citato come ispirazione - che non poteva mancare nella mia libreria. Scritto nel '39, il racconto può essere interpretato da molti punti di vista, anche se il mio preferito e forse il più interessante rimane il tipo di narrazione adottata dallo scrittore: chi è che racconta la storia? Che rapporto ha con la misteriosa e inquietante Emily Grierson? Cosa sa? Cosa non sa? La storia  è ambientata in un sud degli Stati Uniti - quel mondo finzionale che Faulkner ha magistralmente creato - che sembra aver tagliato i rapporti con il passato ma che forse vi è legata più di quanto immagini.


2. Epepe, Ferenc Karinthy

Secondo acquisto dettato da consigli tra blogger: Sara è stata la prima ad adocchiare questo romanzo edito Adelphi con protagonista il problema dell'incomunicabilità. Un professore di linguistica si ritrova su un'isola dal nome e posizione imprecisati, senza documenti né punti di riferimento che lo aiutino a capire dove si trovi. Il numeroso popolo che abita quella terra non parla la sua lingua né tanto meno sembra capire nessun'altra lingua. Mi piace l'idea che questo libro possa mettere in scena uno degli incubi primordiali dell'uomo, quello di non riuscire a comunicare. A Sara non è piaciuto particolarmente, perciò credo proprio che anche solo per un confronto dovrò leggere questo libro il prima possibile! Grazie Sara!


3. Finzioni, Jorge Luís Borges

Ormai sai che Borges è un autore a me molto caro al quale mi sto avvicinando con molta cautela e determinazione. L'autore argentino non è di facile lettura e questa raccolta di racconti non sono da meno: si tratta, forse, della raccolta più famosa dello scrittore di cui, per il momento, ho letto solamente un racconto e mezzo. L'aspetto labirintico ed estremamente poetico, talvolta, dei racconti fa sì che molti debbano essere ingeriti a piccoli bocconi per essere gustati al meglio. Quel racconto che ho letto è entrato a far parte della mia storia di lettrice perché narra con originalità e un linguaggio metaforico la creazione letteraria attraverso i sogni. Parlo di Le rovine circolari.


4. Il crollo, Francis Scott Fitzgerald

Pubblicati inizialmente nel 1936 sul periodico Esquire, "Il crollo", "Attenzione, fragile" e "Incollare" sono tre articoli che Adelphi ha raggruppato sotto il nome del primo scritto ad un costo irrisorio. Si tratta di una vera e propria autopsia "delirante" in cui Fitzgerald osserva, analizza e distrugge senza pietà non solo un'intera generazione di americani "perduti" ma anche e soprattutto se stesso. Poche pagine separano l'inizio dalla fine ma questo libricino è forse quello che più di tutti mi intimorisce di più. Un gigantesco grazie, comunque, a Fabio Pedone per avermelo consigliato. Ora il libro è lì, nella libreria, che attende di essere letto.


5. Moby Dick, Herman Melville

Questo classico non poteva proprio mancare nella libreria di una studentessa di letterature anglo-americane. Ecco, forse devo riconoscere che nelle ultime settimane le letture e gli acquisti hanno seguito un percorso ben preciso che mi porta verso gli Stati Uniti ma non potrei esserne più soddisfatta. La storia della balena bianca la conosciamo tutti ed è un tassello fondamentale che vorrei recuperare entro quest'anno. Di Melville, per il momento, ho letto solamente Benito Cereno e sono molto curiosa di leggere il suo capolavoro.

6. Cuore di cane, Michail Bulgakov

Tra i consigli lasciati nel dimenticatoio c'era anche questo romanzo fantascientifico russo, in cui si prepara una trasformazione chirurgica di un cane in un uomo. Questo acquisto è stato l'incontro perfetto tra due zone decisamente lontane da quella di "comfort", ossia la letteratura russa e quella fantascientifica.

7. Il meraviglioso viaggio di Niels Holgersson, Selma Lagerlöf

Quando si fa il colpo grosso da Libraccio gli acquisti libreschi hanno tutto un altro sapore. Per la serie "usato mai sfogliato", in un pomeriggio di riposo dallo studio ho trovato questo volume Iperborea a metà prezzo in ottime condizioni. Si tratta di un classico della letteratura nordica per l'infanzia, scritto nel 1906 dall'autrice svedese come libro didattico e narra le avventure del piccolo Nils che, rimpicciolito da un folletto dopo l'ennesimo dispetto, intraprende un viaggio spettacolare alla scoperta delle terre svedesi, di se stesso e degli altri.


8. Le otto montagne, Paolo Cognetti

Questo, forse, è stato l'acquisto del mese. Grandissima occasione da Libraccio, il romanzo vincitore del Premio Strega 2017 è arrivato anche nella mia libreria dopo molti, moltissimi dubbi. Sai quanto sono restia ad acquistare e leggere i casi editoriali e Le otto montagne non ha fatto eccezione alcuna. Dopo mesi dall'uscita, mi sono convinta a dare una possibilità alla storia dell'amicizia tra Pietro, ragazzino di città, e Bruno, un ragazzo di montagna. Segnalo l'intervista di Francesca Marson (Nuvole d'inchiostro) all'autore, forse l'unica tra tutte che mi ha incuriosito al punto da voler scoprire questa storia.


9. Franklin Evans, l'ubriaco, Walt Whitman

Sono rimasta decisamente affascinata dalle edizioni della Mattioli 1885 e questo romanzo pubblicato dalla casa editrice di Parma ha conquistato non solo il cuore ma anche i miei occhi. Tutti conoscono il Walt Whitman di Foglie d'erba, l'opera fondamentale della storia letteraria americana dell'800, ma è raro trovarsi di fronte ad un Whitman romanziere, a maggior ragione se il romanzo in questione assomiglia più ad una creazione di Edgar Allan Poe. Ambientato tra la costa est degli Stati Uniti e il sud del paese, Franklin Evans racconta la storia sanguinosa dell'amore di due donne per il protagonista, Evans, che sfocia in un delitto fin troppo perfetto. Qualcuno, però, non è convinto della versione ufficiale dell'omicidio...


10. Book blogger. Scrivere di libri in rete: come, dove, perché, Giulia Ciarapica

Il passaparola funziona sempre e come nel caso del romanzo di Karinthy, anche l'acquisto di questo piccolo manuale sullo scrivere recensioni di libri online è stato felicemente condizionato da Stefania (I libri di Charlotte). L'autrice del libro è Giulia Ciarapica, blogger culturale (Chez Giulia) e una lettrice forte proprio come noi che frequentiamo il mondo dei libri quasi tutti i giorni. La bellezza di questa piccola guida al mare magnum dei libri sul web è che Giulia riesce ad orientare il suo lettore con chiarezza e semplicità, dando i giusti consigli con criterio ed esperienza.

11. Luce d'estate ed è subito notte, Jón Kalman Stefánsson

La letteratura nordica non mi abbandona mai. Nel momento in cui sembra essersi messa al lato per far spazio ad altre letture, eccola che riemerge con veemenza e mi travolge. Questa volta sono stata tentata da un originale accordo tra Il Corriere della Sera e Iperborea, che insieme hanno dato vita alla collana I Boreali: una raccolta dei più grandi autori contemporanei di letteratura nordica, composta da 25 volumi con uscita settimanale. L'intimo romanzo dell'islandese Stefánsson è la prima uscita ed io non potevo farmelo scappare. Anche in questo caso c'è lo zampino di un'amica, perciò grazie Giulia!

E tu hai approfittato delle diverse promozioni in questi due mesi?

Grazie per avermi letta, ci sentiamo presto con un altro articolo.

Francesca, Le ore dentro ai libri.

martedì 20 febbraio 2018

febbraio 20, 2018

"Il mio Vietnam" di Kim Thúy


Autore: Kim Thúy
Titolo: Il mio Vietnam
Titolo originale:
Edizione: Nottetempo, 2017
Traduzione: Cinzia Poli

Il mio Vietnam di Kim Thuy è stata una lettura molto particolare, oserei dire altalenante. Non mi era mai capitato di leggere un libro così piccolo e di provare sensazioni tanto contrastanti come nel caso di questo romanzo edito Nottetempo.

Non credo di aver ancora capito se è mi è piaciuto, ma ci sono stati momenti in cui la lettura mi ha emozionata e per questo posso dire che il mio giudizio tende più al positivo.

Il mio Vietnam è un libro personale, intimo e minimalista. Vì, discendente di una ricca famiglia di Saigon, si ritrova costretta a fuggire dal suo paese dopo la guerra e a condividere con la sua famiglia un destino che la porterà fino in Canada, la sua nuova casa. La particolarità del racconto di Vì è la mappa delle tappe che viene tracciata capitolo dopo capitolo, come se i luoghi fossero i punti di partenza e non quelli di arrivo. Ogni luogo produce un ricordo, un istante, un frammento della sua vita di cui conserva un ricordo dolce-amaro.

"Mentre la cultura occidentale incoraggia a esprimere i propri sentimenti e le proprie opinioni, i vietnamiti li serbano gelosamente per sé o li comunicano a parole con molto ritegno, perché lo spazio interiore rappresenta l'unico luogo inaccessibile agli altri.

Il dolore viene concentrato in poche parole, essenziali a rendere la tragicità della storia che Vì si porta sulle spalle e che tenta di dimenticare fino a che non si presenta ingombrante alla sua porta. Quello sarà il momento in cui le sue origini, il Vietnam che aveva lasciato troppo piccola per conservarne un ricordo limpido, torneranno a far parte della sua vita.

Ad ogni capitolo, se così possiamo chiamarli, viene dato un titolo scritto in orizzontale a lato della pagina, che rimanda, come già detto, ad un luogo. L'autrice guida il lettore in una geografia di ricordi che, a mio parere, perde un po' il senso verso la fine del racconto.

Forse la parte più amara del libro riguarda proprio il finale. Vì, una volta accettata la differenza tra una cultura di cui ha solo un vago ricordo e un'altra che l'ha accompagnata nella crescita, decide di pareggiare i conti non solo con questi due elementi, ma anche con se stessa. Lo spazio interiore della protagonista è fondamentale in questa ultima parte, anche se a mio parere avrebbe potuto essere sviluppato in modo più approfondito. Forse anche questo aspetto fa parte della narrativa che definirei a "pennellate" della Thúy, ma non credo di averlo capito fino in fondo.

Il finale non è stato di mio gradimento perché sembra come se il taglio, troppo netto, lasci aperto uno spiraglio mai aperto fino a quel momento. Ho percepito una sospensione immotivata che mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca.

Questo libro merita sicuramente una seconda lettura, perché sento di non averlo capito come avrei voluto. Intanto, ti auguro una buona serata e buone letture!

Ci leggiamo presto,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

martedì 30 gennaio 2018

gennaio 30, 2018

L'altro lato di Arthur Conan Doyle: "Danger! E altre storie"

Buongiorno e buon martedì! Finalmente sono riuscita a scrivere una delle recensioni che avevo in arretrato e sono contentissima che la prima dell'anno sia proprio su Danger! E altre storie di Arthur Conan Doyle. Un libro inedito in Italia che non può mancare nella tua libreria. Buona lettura!

Autore: Sir Arthur Conan Doyle
Titolo: Danger! E altre storie
Titolo originale: Danger! And Other Stories
Edizione: ABEditore, 2017
Traduzione: Valentina Avallone

Recensione: 

Questo è decisamente un periodo di racconti che è iniziato proprio con questa raccolta firmata ABEditore. Ho avuto questo libro tra le mani per un po' di tempo e, dopo una piccola difficoltà iniziale, l'ho finito in un battibaleno.

Nel momento in cui ho deciso di scriverne la recensione, mi sono trovata con pochissimo materiale a disposizione, per due motivi: primo, non avendo mai letto nulla di Arthur Conan Doyle prima d'ora - nemmeno Sherlock Holmes, lo ammetto... - non ho modo di fare confronti con opere più conosciute; secondo, questa raccolta sembra essere alquanto sconosciuta sia nel mondo anglosassone che, soprattutto, in quello italiano. Ottima idea, perciò, quella di Valentina Avallone di aver proposto la raccolta alla casa editrice che le ha dato questa dignitosissima e spaventevole nuova veste italiana.

Questa raccolta di racconti viene pubblicata per la prima volta nel 1918 e comprende ben quattordici short stories di vario genere. Dopo averle lette tutte posso dire che ce ne sono state alcune che ho gradito particolarmente e che ho deciso di raccontarti nel dettaglio prima di passare ad una panoramica generale della raccolta.

Danger! Being the log of Captain John Sirius (it. Pericolo! Dal diario di bordo del Capitano John Sirius), il primo racconto che viene presentato al lettore dà il nome alla raccolta ed è uno scritto molto interessante per la sua storia. Il racconto, come annuncia il titolo, viene narrato dal capitano Sirius a capo della flotta di sottomarini del piccolo stato di Nordland e mette in scena con crudezza e ironia la disfatta totale dell'Inghilterra durante la guerra. Il racconto entra a far parte di quella narrativa di invasione che si era sviluppata negli anni antecedenti il primo conflitto mondiale e che ipotizzava l'intrusione dei nemici nel periodo di guerra. La particolarità del racconto di Doyle è il punto di vista esterno al paese invaso, quello del nemico che osserva e commenta senza pietà - ma con logica - il crollo dell'avversario. La scelta non è per niente casuale, perché lo stesso autore aveva strutturato il testo in modo da allarmare lettori e leader politici riguardo la delicata e instabile situazione dell'Inghilterra in fatto di difesa militare. E', quindi, davvero il nemico che viene da fuori il vero pericolo per Doyle? Conan Doyle fu lungimirante, preciso e geniale nel sottoporre all'attenzione dei suoi lettori un racconto di questo genere.

Un racconto che mi è piaciuto moltissimo è stato, senza ombra di dubbio, L'orrore delle altezze (ing. The Horror of the Heights). E' una storia di evidente stampo fantascientifico, originale nella sua struttura e nella scelta degli elementi che lo rendono affine a quel genere letterario. Si immagina una giungla nell'atmosfera abitata da creature dall'apparenza strana e di dimensioni gigantesche, pericolose per chiunque provi ad avvicinarvisi. La storia è riportata attraverso lo stratagemma del ritrovamento di un manoscritto o, in questo caso, di un frammento scritto dal protagonista, Mr. Joyce-Armstrong, scomparso tragicamente durante un volo di ricognizione molto misterioso. 

Ti avevo annunciato che la raccolta propone diversi generi letterari, perciò passiamo dalla fantascienza al racconto dell'orrore sulle orme delle storie ottocentesche firmate Edgar Allan Poe o Robert Louis Stevenson con Il chirurgo di Gaster Fell. Lo studioso James Upperton decide di trascorrere del tempo in pace e tranquillità nella pensione di Kirkby-Malhouse, nello Yorkshire, città che si presenta sin sa subito "tetra e spazzata dal vento, aspre e proibitive sono le colline su cui sorge." Così il lettore viene subito rimandato all'idea di un racconto nebbioso, ambiguo e misterioso come poi si rivelerà una volta che il chirurgo di Gaster Fell farà visita a Upperton avvertendolo dei pericoli che si celano in agguato tra quelle colline. La presenza della misteriosa Miss Eva Cameron rende l'atmosfera ancora più tesa e carica di elementi che, apparentemente, non hanno nulla a che fare tra loro. Il finale mi ha lasciata di stucco: ero sicura di averne capite le modalità ma mi sbagliavo sulla rivelazione del mistero. Originale ed inquietante!

Il mio preferito, però, rimane sicuramente Cosa accadde (ing. How It Happened), una storia che mi ha ricordato molto la serie televisiva The Twilight Zone (Ai confini della realtà) presentata da Rod Sterling. Il racconto di Doyle spiega, come anticipato dal titolo, cosa accade la sera di un incidente stradale che coinvolge proprio il protagonista e narratore della storia. E proprio come nelle puntate della serie televisiva americana, lo switching ending ribalta completamente le carte in tavola anche nel racconto facendo venire al lettore una pelle d'oca che non scorderà facilmente. Non mi aspettavo un racconto così dal padre di Sherlock Holmes e ne sono rimasta affascinata.

Una piccola nota sull'ultimo racconto, Tre di loro (eng. Three of Them): se ti piacciono i racconti familiari, questo ritratto di vita fa proprio per te. Questa è l'unica storia che si scollega abbastanza dagli altri racconti perché priva di una trama principale e descrizione accogliente di esperienze familiari molto rilassanti. 

Per quanto riguarda la raccolta in generale, tutti i racconti sono ben strutturati, originali e, pur se diversi tra loro, si legano bene l'uno all'altro per lo stile narrativo. Da un punto di vista tematico, invece, ho apprezzato moltissimo la diversità di ogni racconto e la capacità di Doyle nell'adattare la sua scrittura a generi diversi pur mantenendo una sua personale cifra stilistica. Sono racconti caratterizzati da ironia, spesso macabra e agghiacciante, piacevoli da leggere e anche da guardare per la veste grafica che è stata donata loro da ABEditore. Un'ottima lettura!

Ci leggiamo presto con un'altra recensione...la lista è lunga! 

Buona settimane e buone letture,

Francesca, Le ore dentro ai libri

lunedì 22 gennaio 2018

gennaio 22, 2018

Book Haul & Wrap Up #12



Fare un Book Haul & Wrap Up cumulativo di due mesi è sempre un problema, soprattutto se c'è di mezzo qualche festività o fiera come in questo caso. Novembre e dicembre, in particolar modo quest'ultimo, sono stati due mesi pieni di acquisti e regali e potrai immaginare bene il motivo. Per quanto riguarda le letture, invece, diciamo che ho un po' rallentato verso la fine dell'anno per una serie di motivi tra cui gli esami all'università. Sono molto felice, comunque, dei libri letti durante l'intero anno appena terminato, perciò va bene così.

Parlando di acquisti, a novembre ho cercato di tenere le mani lontano dal portafoglio e ci sono riuscita più o meno fino a fine mese: con l'arrivo sempre più imminente del Natale, ho deciso di iniziare a prepararmi anche con i libri e anticipare qualche auto-regalo senza fare troppi danni.

Quando sento il bisogno di comprare altri libri ma non voglio spendere troppo mi oriento su letture brevi o libri in promozione. Questo è stato il caso di Non sapere il greco di Virginia Woolf, edito Garzanti, un libricino di novanta pagine che raccoglie ben quattro saggi firmati dalla penna modernista più famosa d'Inghilterra. Sarà la mancanza di sapere il greco che ha suscitato tanta curiosità o il fatto che in un formato così piccolo - e ad un prezzo ridicolo - potessi trovare un tesoro simile e nel giro di qualche minuto passato in libreria mi sono accaparrata anche quest'altro libro su Virginia Woolf.


Un acquisto cumulativo su Amazon ha compreso un libro a metà prezzo e altri due in preparazione del Natale. Nel primo caso parlo di Il carattere dei cani di Robert Louis Stevenson, edito Elliot. Ormai sai che non posso resistere ai libri di piccole dimensioni di questa casa editrice: oltre ad essere ben fatti esternamente contengono al loro interno storie, che siano romanzate o sotto forma di saggi, sempre interessanti e inedite.

Degli acquisti a tema natalizio, invece, puoi leggere nell'articolo sulle Letture a tema del mese scorso, perciò buona lettura!


Dicembre è stato anche il mese di Più Libri Più Liberi al quale ho fatto, naturalmente, incetta di libri. Gli eventi ai quali ho partecipato sono stati diversi e hanno ispirato i miei acquisti: primo tra tutti, un libro molto particolare la cui lingua originale è una variante dell'irlandese, Parole nella polvere di Mairtin O'Cadhain, edito Lindau e  presentato magistralmente alla Fiera da Fabio Pedone, Enrico Terrinoni ed Edoardo Camurri. Un romanzo costruito su dialoghi tra morti nell'Irlanda degli anni '40 che mette in scena un aldilà quotidiano e decisamente spassoso.

Il secondo acquisto di PLPL è un libricino consigliato da Stefania di I libri di Charlotte: L'arte dell'attesa di Andrea Köhler, edito ADDEditore. Il titolo spiega molto bene l'argomento di questo libro nel quale l'autrice indaga "quello spazio di tempo in cui ciò che deve compiersi è ancora un'idea e il nostro cuore è sospeso tra un qui e un altrove". Riuscire a gestire l'attesa, lunga o breve che sia, è uno dei buoni propositi per il nuovo anno, perciò questo libro è arrivato proprio nel momento giusto.


Un piccolissimo acquisto in Fiera ha compreso i pacchettini di lettere de L'orma Editore che avevo puntato da un po' di mesi. Li ho visti per l'ennesima volta e mi sono finalmente decisa a prenderne due: le lettere di Mary Shelley "I miei sogni mi appartengono" e quelle di Charlotte Brontë "Ma la vita  è una battaglia". Il primo, in particolare, ha suscitato la mia curiosità nel momento in cui ho collegato il titolo dato alla raccolta di lettere ad un fatto che si racconta spesso sull'autrice inglese, ossia che l'idea di Frankenstein le sia venuta proprio in sogno. La curiosità, invece, per le lettere della Brontë deriva dall'interesse che ho nei confronti della vita di questa autrice, di cui ho letto Jane Eyre, il mio classico preferito.


Quattro libri che parlano di libri sono entrati a far parte della mia libreria durante Più Libri. Il primo è Vite che sono la tua di Paolo Di Paolo (Laterza) nel quale l'autore racconta 27 romanzi da cui "ho riportato qualcosa che non ho ancora perso". Mi piace l'idea di questo libro e, già dalla prefazione, mi sembra un'ottima lettura, ben scritta e ponderata. Ti farò sapere. Il secondo titolo è Lo scrittore nel labirinto di ogni giorno di Gabriel García Márquez (Giulio Perrone Editore), un'intervista che Rodolfo Braceli ha avuto l'onore di fare nel 1996 all'autore argentino."Eccezionale guida nel labirinto della creatività e della vita, Márquez ci invita a non temere anche la vertigine e il tormento dello scrivere". Terzo libro, I libri sono sempre figli ribelli di Giulio Perrone e Paolo Di Paolo (Giulio Perrone Editore), un manuale che affronta tutte le sfaccettature possibili di un libro partendo dal presupposto borgesiano che una volta creati siano "creature" indipendenti, proprio come dei figli. Quarto ed ultimo libro o libricino è Libri, libri! di Federico García Lorca, un gioiellino di sole trenta pagine pubblicato da Edizioni Estemporanee in cui viene riportato fedelmente il discorso del poeta spagnolo in occasione dell'apertura della biblioteca comunale di Fuente Vaqueros. Un testo che di sicuro parte da presupposti molto ottimisti ma non irrealistici riguardo il mondo della cultura e il ruolo fondamentale che essa svolge all'interno della società. E' un libro da non perdere!

C'è stato un autore che nel mese di dicembre ha monopolizzato i miei pensieri ed è Francis Scott Fitzgerald. Il fatto che fosse sempre tra i miei pensieri mi ha spinta ad acquistare due libricini molto particolari: il primo, Vivere con 36000 dollari all'anno edito Mattioli che contiene quattro articoli a sfondo autobiografico, e il secondo Alla tua età edito Nuova Editrice Berti, che riporta due racconti inediti in Italia ambientati nel Minnesota.

A dicembre ho approfittato delle vacanze di Natale per fare un salto a Milano e naturalmente sono tornata a casa con un numero imbarazzante di libri, in gran parte anche grazie ad ABEditore che sono andata a trovare. Insieme alle guide musicali come N come Natale a cura di Walter Gatti e In musica suonano meglio di Paolo Colombo, ho praticamente terminato la bellissima collezione della collana Piccoli Mondi: L'avvelenatrice di Alexandre Dumas, un breve romanzo storico che si ispira alle vicende della Marchesa di Brinvilliers e alle sue capacità di maneggiare i veleni; L'arte di far debiti di Antonio Ghislanzoni, un testo decisamente umoristico di fine '800; L'uomo che conservava il suo denaro in una scatola di Anthony Trollope, o la storia della scatola del signor Greene che scompare magicamente nonostante tutte le premure del proprietario...che fine avrà fatto?; ultimo ma non ultimo è parte di un regalo di Natale, La banconota da un milione di sterline di Mark Twain, che contiene, oltre al racconto che dà il titolo al libro, anche un secondo scritto, Il mio orologio.



Continuiamo con una piccola anticipazione dei regali di Natale inserendo La compagnia dei viaggiatori del tempo di Massimo Acciai Baggiani, un libro che racconta delle storie nella storia di dodici amici che si incontrano settimanalmente per esplorare il mondo attraverso i propri racconti. Ultimo regalo ma non meno importante della dolce Antonella, del mastro grafico Lorenzo e dell'ospitale Alessandro, è stato Novelle dei morti di Jennifer Radulovic: una raccolta di racconti gotici sulla scia del lascito ottocentesco. Inutile, o forse no, elogiare la bravura dei ragazzi che lavorano con questi libri e l'impegno che mettono nel crearne sempre di nuovi e originali. Ah, se ti va, ti consiglio di dare un'occhiata all'ultimo progetto di questa casa editrice, L'imbustastorie...non te ne pentirai!

Milano, ho scoperto, è anche la città dei libri usati e non mi sono fatta scappare una visita alle librerie specializzate. I risultati sono L'imprevedibile viaggio di Harold Fry di Rachel Joyce, un libro sul quale avevo messo gli occhi da un po' di tempo, e Fermate il boia di Agatha Christie in un'edizione speciale de Il corriere della Sera. Conto totale? Poco più di cinque euro. Per due libri. Di cui uno in copertina rigida. Milano, ci rivedremo molto presto.


Dulcis in fundo, i regali di Natale. Quest'anno mi posso dire molto soddisfatta di ciò che ho ricevuto non solo perché i regali sono stati quasi solo libri ma soprattutto perché sono state sorprese.

Non ti ho annunciato che probabilmente questo nuovo anno sarà dedicato in particolar modo alla lettura di Virginia Woolf. Oltre al fatto che è da tanto ormai che rimando, si è aggiunto anche un altro motivo a questa scelta e riguarda proprio i regali di Natale. Diario di una scrittrice (Beat) e Voltando pagina (Il saggiatore) sono stati inseriti tra le prossime letture e sono stati due regali fantastici che non mi sarei mai aspettata di ricevere. Il primo è la raccolta di una selezione di memorie, riflessioni e aneddoti dell'autrice riguardo la sua attività di scrittrice e critico letterario. Il secondo volume, anch'esso una raccolta curata da Liliana Rampello, propone al lettore più di settanta saggi scritti dalla Woolf tra il 1904 e il 1941. Un libro da non farsi scappare. Avrò un bel po' da smaltire della Woolf e non vedo l'ora di intraprendere questa nuova avventura.


Passiamo, ora, a due libri particolarmente belli non solo per il contenuto ma anche dal punto di vista estetico. Il primo, una chicca da regalare agli appassionati di letteratura, è The Literature Book, una guida infografica sulla letteratura mondiale dagli albori ai giorni nostri. Non aspettarti una storia letteraria alla Mario Praz perché non è l'obiettivo di questo volume, bensì aspettati una guida ben fatta che spiega la letteratura in modo semplice attraverso diagrammi e didascalie. Il sottotitolo del libro, infatti, riporta: Big ideas, simply explained. Il secondo libro è, in realtà, il cofanetto di quattro dei racconti più famosi di J. R. R. Tolkien, The Tolkien Treasury (Harper&Collins). La bellezza di questo cofanetto è indescrivibile, potrei stare ore ad elogiare solamente le illustrazioni, ma meglio dirti quali sono i racconti in questione: The Adventures of Tom Bombadil, Farmer Giles of Ham, Roverandom e Smith of Wootton Major.





Un ulteriore libro molto particolare è Atlante leggendario delle strade d'Islanda pubblicato da Iperborea e tradotto da Silvia Cosimini. Avevo messo gli occhi su questo libro da quando era uscito, ma non mi ero mai decisa a prenderlo - stesso problema che ho avuto con Fiabe svedesi - ma, per fortuna, è venuta in aiuto la mia mamma che ha deciso di regalarmelo per Natale. Il libro è bellissimo, interessante e perfetto da leggere durante le stagioni fredde. Non vedo l'ora di iniziare la lettura anche di questo...

Ultimi ma non ultimi, due libri che proprio non mi aspettavo da due carissime amiche che ho conosciuto proprio attraverso il mondo dei libri. I loro regali hanno concluso le mie travagliate vacanze natalizie nel modo più dolce che potessi desiderare. Come Proust può cambiarvi la vita di Alain de Botton (Guanda) è stato il regalo di Sara, dottoranda in fase conclusiva specializzata e appassionata proprio di Marcel Proust. Nel libro di de Botton che Sara mi ha sapientemente regalato, l'autore si propone di presentare Proust in vesti più confortanti in modo da spogliarlo di quell'aura spaventosa della quale ogni lettore si sente intimorito. Il secondo pensiero di Natale è il regalo di Stefania, la stessa blogger che mi aveva consigliato L'arte dell'attesa a Più Libri Più Liberi. L'altra figlia di Annie Ernaux (L'orma) è arrivato a casa impacchettato con cura e mi incuriosisce di più ogni giorno che lo osservo. Non ho mai letto nulla di Annie Ernaux e questa prima esperienza mi sembra perfetta: il libro è di piccole dimensioni e poche pagine...spero di avere le stesse buone impressioni che ha avuto Stefania.


- Wrap Up -
resoconto delle ultime letture

Visto che mi sono dilungata abbastanza sugli acquisti degli ultimi due mesi - e giuro che non succederà di nuovo di lasciarmi così tanti libri di cui parlare - sarò molto breve riguardo le ultime letture.

Dicembre e novembre, ti ho già anticipato, sono stati mesi un po' poveri di letture ma non per questo meno intensi. A novembre ho terminato la lettura di Danger! E altre storie di Sir Arthur Conan Doyle (ABEditore) che ho intenzione di recensire nei prossimi giorni perché è una raccolta di racconti che vale davvero la pena leggere. Geniali, inquietanti e anche molto delicati, Conan Doyle mi ha davvero stupita. E sì, la grafica del libro è sensazionale, lo ripeterò fino allo sfinimento!

Devo fare una nota su un racconto che, invece, ho letto per l'università e che mi ha stregata. Si tratta di A Rose for Emily di William Faulkner, autore americano del secolo scorso. Parlavo di racconti inquietanti qualche riga fa ed eccolo qui, un racconto da brividi sotto ogni punto di vista, dalla forma al contenuto passando per la stilistica. Consigliatissimo!

Verso la fine dell'anno ho anche terminato Matilda di Roald Dahl (Puffin Books), un libro al quale tenevo molto e che avrei voluto non finisse mai. Dopo tanti anni che non succedeva, una volta chiuso il libro è scesa una lacrima di commozione e non vedo l'ora di scrivere qualcosa su questa bellissima storia.

Il mio 2017 di letture si è concluso sulle note misteriose di Agatha Christie, con Poirot a Styles Court, ultimo libro letto dell'anno vecchio e il primo finito dell'anno nuovo. La prima avventura di Poirot è semplice ma non banale e riesce a tenere il lettore incollato alla pagina fino alla fine. Ho letto questo libro in quattro giorni, se non sbaglio, e un motivo è proprio la struttura della storia.

Credo di aver scritto abbastanza per oggi e so di averne da scrivere per i prossimi giorni. Ci sono moltissime recensioni in programma per le prossime settimane e spero davvero di riuscire a portare tutti questi piccoli progetti a termine. Ti ringrazio, caro lettore, per avermi fatto compagnia nell'anno che si è concluso, ormai, da quasi un mese, e per aver fatto crescere non solo il blog ma anche, e soprattutto, la voglia di raccontarti i libri.

Ti auguro un anno pieno di letture e di soddisfazioni. Ci leggiamo presto,

Francesca, Le ore dentro ai libri.

Chi scrive

Mi chiamo Francesca e ho ventidue anni. Sono una studentessa di Lingue e Letterature a Roma e, soprattutto, una lettrice entusiasta. Ho riscoperto dopo una piccola crisi il piacere della lettura, lenta o veloce, concentrata o leggera che sia. Buona lettura!
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Sulla lettura...

"La lettura, infatti, al contrario della conversazione, consiste per ciascuno di noi nel venire a conoscenza del pensiero di un altro senza smettere di essere soli, vale a dire continuando a godere del vigore intellettuale che si ha in solitudine, e che la conversazione dissolve immediatamente."

Marcel Proust,

Il piacere della lettura