mercoledì 29 agosto 2018

agosto 29, 2018

Poesia in prosa: il caso di "Uomini e topi" di John Steinbeck

Autore: John Steinbeck
Titolo: Uomini e topi
Titolo originale: Of Mice And Men
Anno pubblicazione: 1937
Edizione: Bompiani, Classici Contemporanei, 2018
Traduzione: Michele Mari

Recensione:
Uomini e topi è uno di quei libri che non ti aspetti, uno di quelli che ti devono arrivare inaspettatamente a casa via posta con un biglietto che ti augura buona lettura per invogliarti ad iniziarlo. Questo è stato il mio percorso con il romanzo più famoso di John Steinbeck. Se Sara non me lo avesse regalato, probabilmente sarebbero passati mesi se non anni prima di prendere coraggio ed iniziare a leggerlo. Il problema fondamentale è che sono troppo abituata ad avvicinarmi alla narrativa anglo-americana accompagnata da una guida al testo e, o, una bibliografia critica che mi aiuti all'analisi analitica. Il problema della lettura universitaria - di cui ti ho parlato in questo articolo - è proprio questo, alla fine ti abitui troppo all'analisi e ti godi poco la lettura fine a se stessa. Una volta preso coraggio, però, ho capito fino in fondo le parole di Sara riguardo Uomini e topi:

Non credevo che un libro così "semplice" potesse racchiudere tanta "poesia"

E non lo avrei pensato mai nemmeno io. Ma iniziamo.

Pubblicato nel 1937, in pieno periodo Modernista, Of Mice and Men ha un titolo proveniente da una poesia settecentesca dello scozzese Robert Burns, in cui si fa riferimento al fatto che i topi non sono le uniche creature i cui piani finiscono per fallire poiché gli stessi piani umani non recano che dolore e sofferenza. Un titolo perfetto se si considera l'atmosfera generale del romanzo.

L'imprevedibilità è parte integrante di questo breve romanzo, un libro composto da atti e da descrizioni scarne, essenziali a rendere una particolare atmosfera teatrale alla quale lo stesso autore teneva sicuramente. Uomini e topi, infatti, nasce anche come romanzo che si possa facilmente adattare ad una rappresentazione teatrale e in questo senso il tipo di narrazione presentato al lettore è fondamentale a rendere l'intento. Gli atti del romanzo si compiono nel momento in cui vengono descritti e spesso le descrizioni sono le parole degli stessi personaggi, ai quali, a loro volta, viene data la possibilità di caratterizzarsi da soli. L'autore è presente solo nella parte finale, carica di un pesante senso tragico.

L'ambientazione del romanzo risponde all'esigenza iniziale dell'autore riguardo l'adattamento teatrale: la chiusura è fondamentale ma non sempre negativa. Se si considera il fatto che George e Lennie, i protagonisti della storia, sono dei lavoratori itineranti alla ricerca di un impiego, mi viene da pensare che il ranch, spazio chiuso, possa rappresentare un tipo di chiusura rispetto ad un ambiente esterno ostile e sconosciuto, che non dà sicurezze di alcun tipo. Il rapporto, invece, tra George e Lennie, potrebbe rappresentare quella chiusura rassicurante che dà la famiglia, ma che a volte può diventare asfissiante e stringere fino a togliere il fiato...

La protezione è forse l'aspetto che, a mio avviso, lega i due tipi di chiusura: uno dei desideri di George è quello di proteggere Lennie dal mondo esterno, che non lo conosce e non può capire la sua innocenza.

E' proprio una volta arrivata al concetto dell'innocenza che ho iniziato a pensare, invece, al mito.

Come tutti gli americani, anche l'autore di Uomini e topi vi è legato molto. Al contrario, però, di tanti autori che lo rappresentano sotto varie forme nelle loro opere, John Steinbeck lo mette in dubbio e quasi lo distrugge. A mio parere, i miti rappresentati in Uomini e topi sono largamente interpretabili, ma ce ne sono tre che sono fondamentali. Primo tra tutti, il mito dell'innocenza, rappresentato dalla figura di Lennie, una specie di fool che nella letteratura americana ritorna con una certa insistenza; il mito del sogno inteso come desiderio della realizzazione di un progetto futuro - ed ecco che il titolo si rivela nella sua pienezza - che Steinbeck distrugge apparentemente senza pietà; il mito della solitudine, sul quale mi soffermo un po' di più: George e Lennie, come il resto dei personaggi del romanzo, sono soli. Anche la geografia iniziale rende perfettamente questo senso costante di solitudine quando il narratore apre il romanzo:

Poche miglia a sud di Soledad il fiume Salinas arriva a lambire i fianchi delle colline e scorre verde e profondo.

Non starò a scrivere di quanto il mito della solitudine, per molti critici letterari, sia radicato nell'animo americano ma accennerò solo al fatto che spesso viene associato in modo universale alla mancanza di radici alle quali tornare e nelle quali riconoscersi. E che tipo di personaggi sono George e Lennie, se non due lavoratori itinerants senza radici?

E' questo, forse, l'aspetto che più mi è piaciuto del romanzo, ossia la capacità dell'autore di rappresentare un argomento particolare come la tragica storia di George e Lennie rendendola quasi una parabola per rappresentare l'universale. Uomini e topi è un romanzo godibile e meraviglioso anche e soprattutto per la varietà di punti di vista e interpretazioni possibili che vengono offerte al lettore. L'esperienza di lettura è poi migliorata dalla voce asciutta, spontanea e allo stesso tempo poetica dell'autore. Il messaggio di Sara può benissimo aprire e chiudere la mia esperienza di lettura di questo romanzo breve ma estremamente intenso.

A presto,

Francesca, Le ore dentro ai libri.

venerdì 25 maggio 2018

maggio 25, 2018

"Politics and the English Language" di George Orwell: come il linguaggio può salvare il pensiero

Autore: George Orwell
Titolo: Politics and the English Language
Edizione: Penguin Books, 2013

Recensione:
Ci sono letture che non riesci a portare a termine, altre invece che finisci nel giro di qualche ora, come è successo alla sottoscritta con il libro di cui ti parlerò nelle prossime righe. Terminato in due viaggi in treno di quaranta minuti - anche troppo tempo viste le poche pagine - , Politics and the English Language di George Orwell potrebbe far paura a lettori poco esperti di politica e linguistica, ma si rivela in realtà una lettura piacevole, facile e comprensibile.

Scritto nel 1945 e uscito ufficialmente sulla rivista Horizon l'anno successivo, Politics and the English Language è un breve saggio che vuole mettere in relazione il declino della società e il collasso generale di una lingua, in questo caso l'inglese. La scrittura di Orwell ha un grandissimo pregio, ossia riuscire ad organizzare un discorso generalmente complicato come quello discusso nel saggio, con ironia e in modo semplice e diretto.

La preoccupazione principale dello scrittore inglese è la verità e di come essa dipenda dall'uso che si fa del linguaggio, uno strumento che per Orwell deve servire ad esprime il pensiero e non a contenerlo. L'effetto che per l'autore dovrebbe essere evitato è l'utilizzo del linguaggio in difesa dell'indifendibile, ossia ciò che nell'età contemporanea il discorso politico sta facendo.

"Things like the continuance of British rule in India, the Russian purges and deportations, the dropping of the atom bombs on Japan, can indeed be defended, but only by arguments which are too brutal for most people to face, and which do not square with the professed aims of political parties. Thus political language has to consist largely of euphemisms, question begging and sheer cloudy vagueness"
"Cose come la continuità del dominio britannico in India, le purghe e le deportazioni russe, il lancio delle bombe sul Giappone, possono essere difese ma solo da argomentazioni che sono troppo brutali da affrontare per molte persone, e che non sono in linea con gli obiettivi professati dai partiti politici. Perciò, il linguaggio politico deve consistere largamente di eufemismi, ragionamenti fallaci in cui la premessa è data per scontata e pura e oscura vaghezza" 

La parte più interessante del saggio sono gli esempi che l'autore porta a sostegno della sua tesi: quello che lui chiama il "Modern English Writing" si è deteriorato e con esso anche il pensiero. Il discorso che secondo Orwell ne deriva è vago, ambiguo e anche poco originale.

La critica è diretta ai suoi contemporanei ma tocca anche l'autore stesso. Mi è quasi sembrato che Orwell fosse comunque cosciente della "quasi utopia" della sua esortazione che, seppur lodevole come tentativo di "salvare" il proprio tempo, rimane forse troppo manualistica.

E' lo stesso Orwell, infatti, ad elencare in modo molto preciso gli errori commessi più frequentemente in termini di un "rigonfiamento del linguaggio" mirato esclusivamente a rendere il discorso più appetibile esteticamente e privo di qualsiasi senso a livello di significato. Metafore ormai in disuso, termini latini e greci utilizzati in contesti fuori luogo e mancanza di originalità sono solo alcuni dei punti che lo scrittore mette in risalto.

Le mire di questo saggio, a mio avviso, non dovrebbero essere prese come un tentativo romantico di salvare la lingua - e di conseguenza, la formulazione dei pensieri - bensì come un monito per riflettere sull'importanza della questione.

" What is above all needed is to let the meaning choose the word, and not the other way about. "
"Ciò che è necessario più di qualsiasi altra cosa, è lasciare che sia il significato a scegliere la parola, e non il contrario"

Politics and the English Language è un saggio molto più attuale di quanto si possa pensare, il cui titolo forse non gli rende la dovuta giustizia. Non vorrei fare l'errore di rovinare il piacere della lettura di questo piccolo libricino, perciò è giusto che le mie parole si fermino qui. Ti lascio con un piccolo appunto sul contenuto di questa edizione: segue al saggio sulla lingua, la recensione di George Orwell sul Mein Kampf di Adolf Hitler. Non puoi perdertela.

Spero veramente che ci leggeremo presto con un'altra recensione, piano piano ritornerò a postare con regolarità. Incrociamo le dita!

Buona giornata e buone letture!

mercoledì 14 marzo 2018

marzo 14, 2018

Book Haul & Wrap Up #13


Buongiorno lettore e lettrice!

Ci siamo, sono passati altri due mesi e gli acquisti libreschi si sono accumulati. Devo ammettere di essere stata veramente molto brava e di non aver speso troppi soldi in libri nelle ultime settimane, nonostante le varie promozioni che avranno portato tutti i lettori d'Italia a sperperare il proprio stipendio o paghetta in libreria.

Vediamo insieme quali libri mi sono portata a casa tra gennaio e febbraio.


1. Una rosa per Emily, William Faulkner

Dopo il corso di letteratura anglo-americana all'università, questo autore mi ha affascinata al punto da voler iniziare a leggere tutti i suoi scritti il prima possibile. L'inizio migliore è sicuramente questo piccolo racconto - Faulkner era un maestro dei racconti, tant'è che Gabriel García Márquez e Andrea Camilleri lo hanno citato come ispirazione - che non poteva mancare nella mia libreria. Scritto nel '39, il racconto può essere interpretato da molti punti di vista, anche se il mio preferito e forse il più interessante rimane il tipo di narrazione adottata dallo scrittore: chi è che racconta la storia? Che rapporto ha con la misteriosa e inquietante Emily Grierson? Cosa sa? Cosa non sa? La storia  è ambientata in un sud degli Stati Uniti - quel mondo finzionale che Faulkner ha magistralmente creato - che sembra aver tagliato i rapporti con il passato ma che forse vi è legata più di quanto immagini.


2. Epepe, Ferenc Karinthy

Secondo acquisto dettato da consigli tra blogger: Sara è stata la prima ad adocchiare questo romanzo edito Adelphi con protagonista il problema dell'incomunicabilità. Un professore di linguistica si ritrova su un'isola dal nome e posizione imprecisati, senza documenti né punti di riferimento che lo aiutino a capire dove si trovi. Il numeroso popolo che abita quella terra non parla la sua lingua né tanto meno sembra capire nessun'altra lingua. Mi piace l'idea che questo libro possa mettere in scena uno degli incubi primordiali dell'uomo, quello di non riuscire a comunicare. A Sara non è piaciuto particolarmente, perciò credo proprio che anche solo per un confronto dovrò leggere questo libro il prima possibile! Grazie Sara!


3. Finzioni, Jorge Luís Borges

Ormai sai che Borges è un autore a me molto caro al quale mi sto avvicinando con molta cautela e determinazione. L'autore argentino non è di facile lettura e questa raccolta di racconti non sono da meno: si tratta, forse, della raccolta più famosa dello scrittore di cui, per il momento, ho letto solamente un racconto e mezzo. L'aspetto labirintico ed estremamente poetico, talvolta, dei racconti fa sì che molti debbano essere ingeriti a piccoli bocconi per essere gustati al meglio. Quel racconto che ho letto è entrato a far parte della mia storia di lettrice perché narra con originalità e un linguaggio metaforico la creazione letteraria attraverso i sogni. Parlo di Le rovine circolari.


4. Il crollo, Francis Scott Fitzgerald

Pubblicati inizialmente nel 1936 sul periodico Esquire, "Il crollo", "Attenzione, fragile" e "Incollare" sono tre articoli che Adelphi ha raggruppato sotto il nome del primo scritto ad un costo irrisorio. Si tratta di una vera e propria autopsia "delirante" in cui Fitzgerald osserva, analizza e distrugge senza pietà non solo un'intera generazione di americani "perduti" ma anche e soprattutto se stesso. Poche pagine separano l'inizio dalla fine ma questo libricino è forse quello che più di tutti mi intimorisce di più. Un gigantesco grazie, comunque, a Fabio Pedone per avermelo consigliato. Ora il libro è lì, nella libreria, che attende di essere letto.


5. Moby Dick, Herman Melville

Questo classico non poteva proprio mancare nella libreria di una studentessa di letterature anglo-americane. Ecco, forse devo riconoscere che nelle ultime settimane le letture e gli acquisti hanno seguito un percorso ben preciso che mi porta verso gli Stati Uniti ma non potrei esserne più soddisfatta. La storia della balena bianca la conosciamo tutti ed è un tassello fondamentale che vorrei recuperare entro quest'anno. Di Melville, per il momento, ho letto solamente Benito Cereno e sono molto curiosa di leggere il suo capolavoro.

6. Cuore di cane, Michail Bulgakov

Tra i consigli lasciati nel dimenticatoio c'era anche questo romanzo fantascientifico russo, in cui si prepara una trasformazione chirurgica di un cane in un uomo. Questo acquisto è stato l'incontro perfetto tra due zone decisamente lontane da quella di "comfort", ossia la letteratura russa e quella fantascientifica.

7. Il meraviglioso viaggio di Niels Holgersson, Selma Lagerlöf

Quando si fa il colpo grosso da Libraccio gli acquisti libreschi hanno tutto un altro sapore. Per la serie "usato mai sfogliato", in un pomeriggio di riposo dallo studio ho trovato questo volume Iperborea a metà prezzo in ottime condizioni. Si tratta di un classico della letteratura nordica per l'infanzia, scritto nel 1906 dall'autrice svedese come libro didattico e narra le avventure del piccolo Nils che, rimpicciolito da un folletto dopo l'ennesimo dispetto, intraprende un viaggio spettacolare alla scoperta delle terre svedesi, di se stesso e degli altri.


8. Le otto montagne, Paolo Cognetti

Questo, forse, è stato l'acquisto del mese. Grandissima occasione da Libraccio, il romanzo vincitore del Premio Strega 2017 è arrivato anche nella mia libreria dopo molti, moltissimi dubbi. Sai quanto sono restia ad acquistare e leggere i casi editoriali e Le otto montagne non ha fatto eccezione alcuna. Dopo mesi dall'uscita, mi sono convinta a dare una possibilità alla storia dell'amicizia tra Pietro, ragazzino di città, e Bruno, un ragazzo di montagna. Segnalo l'intervista di Francesca Marson (Nuvole d'inchiostro) all'autore, forse l'unica tra tutte che mi ha incuriosito al punto da voler scoprire questa storia.


9. Franklin Evans, l'ubriaco, Walt Whitman

Sono rimasta decisamente affascinata dalle edizioni della Mattioli 1885 e questo romanzo pubblicato dalla casa editrice di Parma ha conquistato non solo il cuore ma anche i miei occhi. Tutti conoscono il Walt Whitman di Foglie d'erba, l'opera fondamentale della storia letteraria americana dell'800, ma è raro trovarsi di fronte ad un Whitman romanziere, a maggior ragione se il romanzo in questione assomiglia più ad una creazione di Edgar Allan Poe. Ambientato tra la costa est degli Stati Uniti e il sud del paese, Franklin Evans racconta la storia sanguinosa dell'amore di due donne per il protagonista, Evans, che sfocia in un delitto fin troppo perfetto. Qualcuno, però, non è convinto della versione ufficiale dell'omicidio...


10. Book blogger. Scrivere di libri in rete: come, dove, perché, Giulia Ciarapica

Il passaparola funziona sempre e come nel caso del romanzo di Karinthy, anche l'acquisto di questo piccolo manuale sullo scrivere recensioni di libri online è stato felicemente condizionato da Stefania (I libri di Charlotte). L'autrice del libro è Giulia Ciarapica, blogger culturale (Chez Giulia) e una lettrice forte proprio come noi che frequentiamo il mondo dei libri quasi tutti i giorni. La bellezza di questa piccola guida al mare magnum dei libri sul web è che Giulia riesce ad orientare il suo lettore con chiarezza e semplicità, dando i giusti consigli con criterio ed esperienza.

11. Luce d'estate ed è subito notte, Jón Kalman Stefánsson

La letteratura nordica non mi abbandona mai. Nel momento in cui sembra essersi messa al lato per far spazio ad altre letture, eccola che riemerge con veemenza e mi travolge. Questa volta sono stata tentata da un originale accordo tra Il Corriere della Sera e Iperborea, che insieme hanno dato vita alla collana I Boreali: una raccolta dei più grandi autori contemporanei di letteratura nordica, composta da 25 volumi con uscita settimanale. L'intimo romanzo dell'islandese Stefánsson è la prima uscita ed io non potevo farmelo scappare. Anche in questo caso c'è lo zampino di un'amica, perciò grazie Giulia!

E tu hai approfittato delle diverse promozioni in questi due mesi?

Grazie per avermi letta, ci sentiamo presto con un altro articolo.

Francesca, Le ore dentro ai libri.

martedì 20 febbraio 2018

febbraio 20, 2018

"Il mio Vietnam" di Kim Thúy


Autore: Kim Thúy
Titolo: Il mio Vietnam
Titolo originale:
Edizione: Nottetempo, 2017
Traduzione: Cinzia Poli

Il mio Vietnam di Kim Thuy è stata una lettura molto particolare, oserei dire altalenante. Non mi era mai capitato di leggere un libro così piccolo e di provare sensazioni tanto contrastanti come nel caso di questo romanzo edito Nottetempo.

Non credo di aver ancora capito se è mi è piaciuto, ma ci sono stati momenti in cui la lettura mi ha emozionata e per questo posso dire che il mio giudizio tende più al positivo.

Il mio Vietnam è un libro personale, intimo e minimalista. Vì, discendente di una ricca famiglia di Saigon, si ritrova costretta a fuggire dal suo paese dopo la guerra e a condividere con la sua famiglia un destino che la porterà fino in Canada, la sua nuova casa. La particolarità del racconto di Vì è la mappa delle tappe che viene tracciata capitolo dopo capitolo, come se i luoghi fossero i punti di partenza e non quelli di arrivo. Ogni luogo produce un ricordo, un istante, un frammento della sua vita di cui conserva un ricordo dolce-amaro.

"Mentre la cultura occidentale incoraggia a esprimere i propri sentimenti e le proprie opinioni, i vietnamiti li serbano gelosamente per sé o li comunicano a parole con molto ritegno, perché lo spazio interiore rappresenta l'unico luogo inaccessibile agli altri.

Il dolore viene concentrato in poche parole, essenziali a rendere la tragicità della storia che Vì si porta sulle spalle e che tenta di dimenticare fino a che non si presenta ingombrante alla sua porta. Quello sarà il momento in cui le sue origini, il Vietnam che aveva lasciato troppo piccola per conservarne un ricordo limpido, torneranno a far parte della sua vita.

Ad ogni capitolo, se così possiamo chiamarli, viene dato un titolo scritto in orizzontale a lato della pagina, che rimanda, come già detto, ad un luogo. L'autrice guida il lettore in una geografia di ricordi che, a mio parere, perde un po' il senso verso la fine del racconto.

Forse la parte più amara del libro riguarda proprio il finale. Vì, una volta accettata la differenza tra una cultura di cui ha solo un vago ricordo e un'altra che l'ha accompagnata nella crescita, decide di pareggiare i conti non solo con questi due elementi, ma anche con se stessa. Lo spazio interiore della protagonista è fondamentale in questa ultima parte, anche se a mio parere avrebbe potuto essere sviluppato in modo più approfondito. Forse anche questo aspetto fa parte della narrativa che definirei a "pennellate" della Thúy, ma non credo di averlo capito fino in fondo.

Il finale non è stato di mio gradimento perché sembra come se il taglio, troppo netto, lasci aperto uno spiraglio mai aperto fino a quel momento. Ho percepito una sospensione immotivata che mi ha lasciato un po' l'amaro in bocca.

Questo libro merita sicuramente una seconda lettura, perché sento di non averlo capito come avrei voluto. Intanto, ti auguro una buona serata e buone letture!

Ci leggiamo presto,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

martedì 30 gennaio 2018

gennaio 30, 2018

L'altro lato di Arthur Conan Doyle: "Danger! E altre storie"

Buongiorno e buon martedì! Finalmente sono riuscita a scrivere una delle recensioni che avevo in arretrato e sono contentissima che la prima dell'anno sia proprio su Danger! E altre storie di Arthur Conan Doyle. Un libro inedito in Italia che non può mancare nella tua libreria. Buona lettura!

Autore: Sir Arthur Conan Doyle
Titolo: Danger! E altre storie
Titolo originale: Danger! And Other Stories
Edizione: ABEditore, 2017
Traduzione: Valentina Avallone

Recensione: 

Questo è decisamente un periodo di racconti che è iniziato proprio con questa raccolta firmata ABEditore. Ho avuto questo libro tra le mani per un po' di tempo e, dopo una piccola difficoltà iniziale, l'ho finito in un battibaleno.

Nel momento in cui ho deciso di scriverne la recensione, mi sono trovata con pochissimo materiale a disposizione, per due motivi: primo, non avendo mai letto nulla di Arthur Conan Doyle prima d'ora - nemmeno Sherlock Holmes, lo ammetto... - non ho modo di fare confronti con opere più conosciute; secondo, questa raccolta sembra essere alquanto sconosciuta sia nel mondo anglosassone che, soprattutto, in quello italiano. Ottima idea, perciò, quella di Valentina Avallone di aver proposto la raccolta alla casa editrice che le ha dato questa dignitosissima e spaventevole nuova veste italiana.

Questa raccolta di racconti viene pubblicata per la prima volta nel 1918 e comprende ben quattordici short stories di vario genere. Dopo averle lette tutte posso dire che ce ne sono state alcune che ho gradito particolarmente e che ho deciso di raccontarti nel dettaglio prima di passare ad una panoramica generale della raccolta.

Danger! Being the log of Captain John Sirius (it. Pericolo! Dal diario di bordo del Capitano John Sirius), il primo racconto che viene presentato al lettore dà il nome alla raccolta ed è uno scritto molto interessante per la sua storia. Il racconto, come annuncia il titolo, viene narrato dal capitano Sirius a capo della flotta di sottomarini del piccolo stato di Nordland e mette in scena con crudezza e ironia la disfatta totale dell'Inghilterra durante la guerra. Il racconto entra a far parte di quella narrativa di invasione che si era sviluppata negli anni antecedenti il primo conflitto mondiale e che ipotizzava l'intrusione dei nemici nel periodo di guerra. La particolarità del racconto di Doyle è il punto di vista esterno al paese invaso, quello del nemico che osserva e commenta senza pietà - ma con logica - il crollo dell'avversario. La scelta non è per niente casuale, perché lo stesso autore aveva strutturato il testo in modo da allarmare lettori e leader politici riguardo la delicata e instabile situazione dell'Inghilterra in fatto di difesa militare. E', quindi, davvero il nemico che viene da fuori il vero pericolo per Doyle? Conan Doyle fu lungimirante, preciso e geniale nel sottoporre all'attenzione dei suoi lettori un racconto di questo genere.

Un racconto che mi è piaciuto moltissimo è stato, senza ombra di dubbio, L'orrore delle altezze (ing. The Horror of the Heights). E' una storia di evidente stampo fantascientifico, originale nella sua struttura e nella scelta degli elementi che lo rendono affine a quel genere letterario. Si immagina una giungla nell'atmosfera abitata da creature dall'apparenza strana e di dimensioni gigantesche, pericolose per chiunque provi ad avvicinarvisi. La storia è riportata attraverso lo stratagemma del ritrovamento di un manoscritto o, in questo caso, di un frammento scritto dal protagonista, Mr. Joyce-Armstrong, scomparso tragicamente durante un volo di ricognizione molto misterioso. 

Ti avevo annunciato che la raccolta propone diversi generi letterari, perciò passiamo dalla fantascienza al racconto dell'orrore sulle orme delle storie ottocentesche firmate Edgar Allan Poe o Robert Louis Stevenson con Il chirurgo di Gaster Fell. Lo studioso James Upperton decide di trascorrere del tempo in pace e tranquillità nella pensione di Kirkby-Malhouse, nello Yorkshire, città che si presenta sin sa subito "tetra e spazzata dal vento, aspre e proibitive sono le colline su cui sorge." Così il lettore viene subito rimandato all'idea di un racconto nebbioso, ambiguo e misterioso come poi si rivelerà una volta che il chirurgo di Gaster Fell farà visita a Upperton avvertendolo dei pericoli che si celano in agguato tra quelle colline. La presenza della misteriosa Miss Eva Cameron rende l'atmosfera ancora più tesa e carica di elementi che, apparentemente, non hanno nulla a che fare tra loro. Il finale mi ha lasciata di stucco: ero sicura di averne capite le modalità ma mi sbagliavo sulla rivelazione del mistero. Originale ed inquietante!

Il mio preferito, però, rimane sicuramente Cosa accadde (ing. How It Happened), una storia che mi ha ricordato molto la serie televisiva The Twilight Zone (Ai confini della realtà) presentata da Rod Sterling. Il racconto di Doyle spiega, come anticipato dal titolo, cosa accade la sera di un incidente stradale che coinvolge proprio il protagonista e narratore della storia. E proprio come nelle puntate della serie televisiva americana, lo switching ending ribalta completamente le carte in tavola anche nel racconto facendo venire al lettore una pelle d'oca che non scorderà facilmente. Non mi aspettavo un racconto così dal padre di Sherlock Holmes e ne sono rimasta affascinata.

Una piccola nota sull'ultimo racconto, Tre di loro (eng. Three of Them): se ti piacciono i racconti familiari, questo ritratto di vita fa proprio per te. Questa è l'unica storia che si scollega abbastanza dagli altri racconti perché priva di una trama principale e descrizione accogliente di esperienze familiari molto rilassanti. 

Per quanto riguarda la raccolta in generale, tutti i racconti sono ben strutturati, originali e, pur se diversi tra loro, si legano bene l'uno all'altro per lo stile narrativo. Da un punto di vista tematico, invece, ho apprezzato moltissimo la diversità di ogni racconto e la capacità di Doyle nell'adattare la sua scrittura a generi diversi pur mantenendo una sua personale cifra stilistica. Sono racconti caratterizzati da ironia, spesso macabra e agghiacciante, piacevoli da leggere e anche da guardare per la veste grafica che è stata donata loro da ABEditore. Un'ottima lettura!

Ci leggiamo presto con un'altra recensione...la lista è lunga! 

Buona settimane e buone letture,

Francesca, Le ore dentro ai libri

lunedì 22 gennaio 2018

gennaio 22, 2018

Book Haul & Wrap Up #12



Fare un Book Haul & Wrap Up cumulativo di due mesi è sempre un problema, soprattutto se c'è di mezzo qualche festività o fiera come in questo caso. Novembre e dicembre, in particolar modo quest'ultimo, sono stati due mesi pieni di acquisti e regali e potrai immaginare bene il motivo. Per quanto riguarda le letture, invece, diciamo che ho un po' rallentato verso la fine dell'anno per una serie di motivi tra cui gli esami all'università. Sono molto felice, comunque, dei libri letti durante l'intero anno appena terminato, perciò va bene così.

Parlando di acquisti, a novembre ho cercato di tenere le mani lontano dal portafoglio e ci sono riuscita più o meno fino a fine mese: con l'arrivo sempre più imminente del Natale, ho deciso di iniziare a prepararmi anche con i libri e anticipare qualche auto-regalo senza fare troppi danni.

Quando sento il bisogno di comprare altri libri ma non voglio spendere troppo mi oriento su letture brevi o libri in promozione. Questo è stato il caso di Non sapere il greco di Virginia Woolf, edito Garzanti, un libricino di novanta pagine che raccoglie ben quattro saggi firmati dalla penna modernista più famosa d'Inghilterra. Sarà la mancanza di sapere il greco che ha suscitato tanta curiosità o il fatto che in un formato così piccolo - e ad un prezzo ridicolo - potessi trovare un tesoro simile e nel giro di qualche minuto passato in libreria mi sono accaparrata anche quest'altro libro su Virginia Woolf.


Un acquisto cumulativo su Amazon ha compreso un libro a metà prezzo e altri due in preparazione del Natale. Nel primo caso parlo di Il carattere dei cani di Robert Louis Stevenson, edito Elliot. Ormai sai che non posso resistere ai libri di piccole dimensioni di questa casa editrice: oltre ad essere ben fatti esternamente contengono al loro interno storie, che siano romanzate o sotto forma di saggi, sempre interessanti e inedite.

Degli acquisti a tema natalizio, invece, puoi leggere nell'articolo sulle Letture a tema del mese scorso, perciò buona lettura!


Dicembre è stato anche il mese di Più Libri Più Liberi al quale ho fatto, naturalmente, incetta di libri. Gli eventi ai quali ho partecipato sono stati diversi e hanno ispirato i miei acquisti: primo tra tutti, un libro molto particolare la cui lingua originale è una variante dell'irlandese, Parole nella polvere di Mairtin O'Cadhain, edito Lindau e  presentato magistralmente alla Fiera da Fabio Pedone, Enrico Terrinoni ed Edoardo Camurri. Un romanzo costruito su dialoghi tra morti nell'Irlanda degli anni '40 che mette in scena un aldilà quotidiano e decisamente spassoso.

Il secondo acquisto di PLPL è un libricino consigliato da Stefania di I libri di Charlotte: L'arte dell'attesa di Andrea Köhler, edito ADDEditore. Il titolo spiega molto bene l'argomento di questo libro nel quale l'autrice indaga "quello spazio di tempo in cui ciò che deve compiersi è ancora un'idea e il nostro cuore è sospeso tra un qui e un altrove". Riuscire a gestire l'attesa, lunga o breve che sia, è uno dei buoni propositi per il nuovo anno, perciò questo libro è arrivato proprio nel momento giusto.


Un piccolissimo acquisto in Fiera ha compreso i pacchettini di lettere de L'orma Editore che avevo puntato da un po' di mesi. Li ho visti per l'ennesima volta e mi sono finalmente decisa a prenderne due: le lettere di Mary Shelley "I miei sogni mi appartengono" e quelle di Charlotte Brontë "Ma la vita  è una battaglia". Il primo, in particolare, ha suscitato la mia curiosità nel momento in cui ho collegato il titolo dato alla raccolta di lettere ad un fatto che si racconta spesso sull'autrice inglese, ossia che l'idea di Frankenstein le sia venuta proprio in sogno. La curiosità, invece, per le lettere della Brontë deriva dall'interesse che ho nei confronti della vita di questa autrice, di cui ho letto Jane Eyre, il mio classico preferito.


Quattro libri che parlano di libri sono entrati a far parte della mia libreria durante Più Libri. Il primo è Vite che sono la tua di Paolo Di Paolo (Laterza) nel quale l'autore racconta 27 romanzi da cui "ho riportato qualcosa che non ho ancora perso". Mi piace l'idea di questo libro e, già dalla prefazione, mi sembra un'ottima lettura, ben scritta e ponderata. Ti farò sapere. Il secondo titolo è Lo scrittore nel labirinto di ogni giorno di Gabriel García Márquez (Giulio Perrone Editore), un'intervista che Rodolfo Braceli ha avuto l'onore di fare nel 1996 all'autore argentino."Eccezionale guida nel labirinto della creatività e della vita, Márquez ci invita a non temere anche la vertigine e il tormento dello scrivere". Terzo libro, I libri sono sempre figli ribelli di Giulio Perrone e Paolo Di Paolo (Giulio Perrone Editore), un manuale che affronta tutte le sfaccettature possibili di un libro partendo dal presupposto borgesiano che una volta creati siano "creature" indipendenti, proprio come dei figli. Quarto ed ultimo libro o libricino è Libri, libri! di Federico García Lorca, un gioiellino di sole trenta pagine pubblicato da Edizioni Estemporanee in cui viene riportato fedelmente il discorso del poeta spagnolo in occasione dell'apertura della biblioteca comunale di Fuente Vaqueros. Un testo che di sicuro parte da presupposti molto ottimisti ma non irrealistici riguardo il mondo della cultura e il ruolo fondamentale che essa svolge all'interno della società. E' un libro da non perdere!

C'è stato un autore che nel mese di dicembre ha monopolizzato i miei pensieri ed è Francis Scott Fitzgerald. Il fatto che fosse sempre tra i miei pensieri mi ha spinta ad acquistare due libricini molto particolari: il primo, Vivere con 36000 dollari all'anno edito Mattioli che contiene quattro articoli a sfondo autobiografico, e il secondo Alla tua età edito Nuova Editrice Berti, che riporta due racconti inediti in Italia ambientati nel Minnesota.

A dicembre ho approfittato delle vacanze di Natale per fare un salto a Milano e naturalmente sono tornata a casa con un numero imbarazzante di libri, in gran parte anche grazie ad ABEditore che sono andata a trovare. Insieme alle guide musicali come N come Natale a cura di Walter Gatti e In musica suonano meglio di Paolo Colombo, ho praticamente terminato la bellissima collezione della collana Piccoli Mondi: L'avvelenatrice di Alexandre Dumas, un breve romanzo storico che si ispira alle vicende della Marchesa di Brinvilliers e alle sue capacità di maneggiare i veleni; L'arte di far debiti di Antonio Ghislanzoni, un testo decisamente umoristico di fine '800; L'uomo che conservava il suo denaro in una scatola di Anthony Trollope, o la storia della scatola del signor Greene che scompare magicamente nonostante tutte le premure del proprietario...che fine avrà fatto?; ultimo ma non ultimo è parte di un regalo di Natale, La banconota da un milione di sterline di Mark Twain, che contiene, oltre al racconto che dà il titolo al libro, anche un secondo scritto, Il mio orologio.



Continuiamo con una piccola anticipazione dei regali di Natale inserendo La compagnia dei viaggiatori del tempo di Massimo Acciai Baggiani, un libro che racconta delle storie nella storia di dodici amici che si incontrano settimanalmente per esplorare il mondo attraverso i propri racconti. Ultimo regalo ma non meno importante della dolce Antonella, del mastro grafico Lorenzo e dell'ospitale Alessandro, è stato Novelle dei morti di Jennifer Radulovic: una raccolta di racconti gotici sulla scia del lascito ottocentesco. Inutile, o forse no, elogiare la bravura dei ragazzi che lavorano con questi libri e l'impegno che mettono nel crearne sempre di nuovi e originali. Ah, se ti va, ti consiglio di dare un'occhiata all'ultimo progetto di questa casa editrice, L'imbustastorie...non te ne pentirai!

Milano, ho scoperto, è anche la città dei libri usati e non mi sono fatta scappare una visita alle librerie specializzate. I risultati sono L'imprevedibile viaggio di Harold Fry di Rachel Joyce, un libro sul quale avevo messo gli occhi da un po' di tempo, e Fermate il boia di Agatha Christie in un'edizione speciale de Il corriere della Sera. Conto totale? Poco più di cinque euro. Per due libri. Di cui uno in copertina rigida. Milano, ci rivedremo molto presto.


Dulcis in fundo, i regali di Natale. Quest'anno mi posso dire molto soddisfatta di ciò che ho ricevuto non solo perché i regali sono stati quasi solo libri ma soprattutto perché sono state sorprese.

Non ti ho annunciato che probabilmente questo nuovo anno sarà dedicato in particolar modo alla lettura di Virginia Woolf. Oltre al fatto che è da tanto ormai che rimando, si è aggiunto anche un altro motivo a questa scelta e riguarda proprio i regali di Natale. Diario di una scrittrice (Beat) e Voltando pagina (Il saggiatore) sono stati inseriti tra le prossime letture e sono stati due regali fantastici che non mi sarei mai aspettata di ricevere. Il primo è la raccolta di una selezione di memorie, riflessioni e aneddoti dell'autrice riguardo la sua attività di scrittrice e critico letterario. Il secondo volume, anch'esso una raccolta curata da Liliana Rampello, propone al lettore più di settanta saggi scritti dalla Woolf tra il 1904 e il 1941. Un libro da non farsi scappare. Avrò un bel po' da smaltire della Woolf e non vedo l'ora di intraprendere questa nuova avventura.


Passiamo, ora, a due libri particolarmente belli non solo per il contenuto ma anche dal punto di vista estetico. Il primo, una chicca da regalare agli appassionati di letteratura, è The Literature Book, una guida infografica sulla letteratura mondiale dagli albori ai giorni nostri. Non aspettarti una storia letteraria alla Mario Praz perché non è l'obiettivo di questo volume, bensì aspettati una guida ben fatta che spiega la letteratura in modo semplice attraverso diagrammi e didascalie. Il sottotitolo del libro, infatti, riporta: Big ideas, simply explained. Il secondo libro è, in realtà, il cofanetto di quattro dei racconti più famosi di J. R. R. Tolkien, The Tolkien Treasury (Harper&Collins). La bellezza di questo cofanetto è indescrivibile, potrei stare ore ad elogiare solamente le illustrazioni, ma meglio dirti quali sono i racconti in questione: The Adventures of Tom Bombadil, Farmer Giles of Ham, Roverandom e Smith of Wootton Major.





Un ulteriore libro molto particolare è Atlante leggendario delle strade d'Islanda pubblicato da Iperborea e tradotto da Silvia Cosimini. Avevo messo gli occhi su questo libro da quando era uscito, ma non mi ero mai decisa a prenderlo - stesso problema che ho avuto con Fiabe svedesi - ma, per fortuna, è venuta in aiuto la mia mamma che ha deciso di regalarmelo per Natale. Il libro è bellissimo, interessante e perfetto da leggere durante le stagioni fredde. Non vedo l'ora di iniziare la lettura anche di questo...

Ultimi ma non ultimi, due libri che proprio non mi aspettavo da due carissime amiche che ho conosciuto proprio attraverso il mondo dei libri. I loro regali hanno concluso le mie travagliate vacanze natalizie nel modo più dolce che potessi desiderare. Come Proust può cambiarvi la vita di Alain de Botton (Guanda) è stato il regalo di Sara, dottoranda in fase conclusiva specializzata e appassionata proprio di Marcel Proust. Nel libro di de Botton che Sara mi ha sapientemente regalato, l'autore si propone di presentare Proust in vesti più confortanti in modo da spogliarlo di quell'aura spaventosa della quale ogni lettore si sente intimorito. Il secondo pensiero di Natale è il regalo di Stefania, la stessa blogger che mi aveva consigliato L'arte dell'attesa a Più Libri Più Liberi. L'altra figlia di Annie Ernaux (L'orma) è arrivato a casa impacchettato con cura e mi incuriosisce di più ogni giorno che lo osservo. Non ho mai letto nulla di Annie Ernaux e questa prima esperienza mi sembra perfetta: il libro è di piccole dimensioni e poche pagine...spero di avere le stesse buone impressioni che ha avuto Stefania.


- Wrap Up -
resoconto delle ultime letture

Visto che mi sono dilungata abbastanza sugli acquisti degli ultimi due mesi - e giuro che non succederà di nuovo di lasciarmi così tanti libri di cui parlare - sarò molto breve riguardo le ultime letture.

Dicembre e novembre, ti ho già anticipato, sono stati mesi un po' poveri di letture ma non per questo meno intensi. A novembre ho terminato la lettura di Danger! E altre storie di Sir Arthur Conan Doyle (ABEditore) che ho intenzione di recensire nei prossimi giorni perché è una raccolta di racconti che vale davvero la pena leggere. Geniali, inquietanti e anche molto delicati, Conan Doyle mi ha davvero stupita. E sì, la grafica del libro è sensazionale, lo ripeterò fino allo sfinimento!

Devo fare una nota su un racconto che, invece, ho letto per l'università e che mi ha stregata. Si tratta di A Rose for Emily di William Faulkner, autore americano del secolo scorso. Parlavo di racconti inquietanti qualche riga fa ed eccolo qui, un racconto da brividi sotto ogni punto di vista, dalla forma al contenuto passando per la stilistica. Consigliatissimo!

Verso la fine dell'anno ho anche terminato Matilda di Roald Dahl (Puffin Books), un libro al quale tenevo molto e che avrei voluto non finisse mai. Dopo tanti anni che non succedeva, una volta chiuso il libro è scesa una lacrima di commozione e non vedo l'ora di scrivere qualcosa su questa bellissima storia.

Il mio 2017 di letture si è concluso sulle note misteriose di Agatha Christie, con Poirot a Styles Court, ultimo libro letto dell'anno vecchio e il primo finito dell'anno nuovo. La prima avventura di Poirot è semplice ma non banale e riesce a tenere il lettore incollato alla pagina fino alla fine. Ho letto questo libro in quattro giorni, se non sbaglio, e un motivo è proprio la struttura della storia.

Credo di aver scritto abbastanza per oggi e so di averne da scrivere per i prossimi giorni. Ci sono moltissime recensioni in programma per le prossime settimane e spero davvero di riuscire a portare tutti questi piccoli progetti a termine. Ti ringrazio, caro lettore, per avermi fatto compagnia nell'anno che si è concluso, ormai, da quasi un mese, e per aver fatto crescere non solo il blog ma anche, e soprattutto, la voglia di raccontarti i libri.

Ti auguro un anno pieno di letture e di soddisfazioni. Ci leggiamo presto,

Francesca, Le ore dentro ai libri.

martedì 19 dicembre 2017

dicembre 19, 2017

Letture sotto l'albero - quattro consigli di lettura per Natale


Buonasera lettore e lettrice! Finalmente è arrivato dicembre e io non scrivo sul blog da un mese esatto. Quale occasione migliore se non l'avvicinarsi delle feste? Insieme ad esse, si sa, arriva anche quella deliziosa atmosfera natalizia che riscalda tutti dal freddo e che spero faccia sorridere molte persone. Io adoro il Natale e tutto ciò che lo circonda, tant'è che mi emoziono più per le preparazioni della festa che per la festa stessa.

Questo credo sia un ottimo motivo per consigliarti quattro letture a tema per prepararsi al Natale al meglio, unendo il piacere della lettura alla magica atmosfera natalizia. Le letture in questione sono libri che ho letto e che, naturalmente, mi sono piaciuti moltissimo, non solamente per il loro contenuto. Mi piace ricercare edizioni particolari o racconti poco conosciuti e che meritano di acquisire sempre più fama, perciò iniziamo subito!

Pimo libro ad atmosfera natalizia non può che essere la raccolta di racconti più o meno brevi che la Elliot ha raggruppato sotto il nome di Racconti di Natale. Tra gli autori presenti all'interno si annoverano Sir Arthur Conan Doyle, Luisa May Alcott, Oscar Wilde, Hans Christian Andersen e Frank L. Baum tra molti altri.

La bellezza di questa raccolta non risiede solo nella possibilità di leggerla con molta libertà e scegliere da quale racconto iniziare, ma anche nella scelta dei racconti stessi.  I racconti si assomigliano tra loro per il modo in cui raccontano il Natale e vi ho ritrovato molto delle storie di formazione. Da una parte, come la maggior parte delle storie natalizie, questi racconti si pongono l'importante obiettivo di far riflettere il lettore su temi moralmente importanti, ma dall'altra, ogni racconto si differenzia dagli altri.

Con Oscar Wilde, ad esempio, possiamo trovare elementi e simboli della cristianità che non vengono nascosti al lettore bensì inseriti in una narrazione molto delicata, adatta per i bambini. Nella lettera che Mark Twain scrisse alla figlia firmandosi Babbo Natale, invece, veniamo sorpresi dalla crudezza di alcuni passaggi e dalla capacità dello scrittore americano di risultare comunque molto dolce e paterno.

Questa raccolta di racconti è anche un ottimo spunto per scoprire le tradizioni natalizie altrui, come il curioso costume anglosassone, che si ripete spesso nei racconti, di mettere i regali nella calza e non sotto l'albero.

La seconda lettura che ti consiglio è un libricino che, viste le dimensioni, potrebbe benissimo entrare a far parte delle Piccole LettureIl Natale dei vecchi di Ring Lardner, edito Nuova Editrice Berti. Con questo libricino si cambia decisamente atmosfera e dalle storie natalizie a lieto fine si passa ad una narrazione dal retrogusto amaro, ironico ma anche decisamente spassoso. Nelle due storie contenute in questo libricino, I fatti e Il Natale dei vecchi, Lardner non risparmia nessuno e rappresenta con un linguaggio tagliente la società borghese americana tra le due guerre mondiali.

Il contrasto tra una tradizione che con il tempo perde sempre più significato e l'avanzare di una nuova società rivolta al futuro è forse uno dei temi più evidenti del secondo racconto. Il primo, al contrario, ha un tono un po' più divertente ma non manca anch'esso di distruggere il frivolo e ipocrita mondo borghese.



Terzo consiglio per assaporare al meglio l'atmosfera di Natale è Lettere da Babbo Natale di J.R.R. Tolkien che istituì una vera e propria tradizione per i suoi tre figli, Christopher, John e Priscilla. Tolkien, infatti, non era solo un grande studioso di lingua e cultura anglosassone (insegnò la materia per molti anni a Oxford), bensì anche un papà affettuoso e creativo. Il volume Bompiani, recentemente ripubblicato in una nuova edizione, offre al lettore tutte le lettere firmate Babbo Natale che il padre della Terra di Mezzo ha scritto ai suoi figli nell'arco di 20 anni.


Non si tratta, però, solo di semplici risposte alle letterine dei tre piccoli Tolkien, ma di vere e proprie storie sulla vita e le avventure di Babbo Natale al Polo Nord. Tra i disastri dell'Orso Bianco, fido aiutante sbadato di Babbo Natale, e le malefatte dei Goblin, si incontrano sempre più dettagli e personaggi di un mondo che, lettera dopo lettera, prende vita e diventa reale.


Un lettore attento - e forse anche un maniaco come la sottoscritta... - ritroverà sicuramente riferimenti letterari e filologici che dimostrano la grande capacità dell'autore di combinare le sue conoscenze accademiche con una narrazione rivolta ai bambini senza appesantire per niente il racconto.

Lettere da Babbo Natale è un libro bello da leggere e anche da vedere grazie alle riproduzioni a colori dei disegni che lo stesso Tolkien ha prodotto per illustrare il contenuto delle lettere.

Quarto ed ultimo consiglio è una piccola sorpresa per i lettori più curiosi e appassionati. Cos'è Natale senza A Christmas Carol di Charles Dickens? Ho letto questo libricino per la prima volta l'anno scorso e ne sono rimasta piacevolmente sorpresa, al punto da aver scritto una recensione proprio il giorno di Natale. Quest'anno, il consiglio non cambia, ma l'edizione sì. A fine novembre Bompiani ha pubblicato Canto di Natale in un'edizione critica con traduzione aggiornata e la riproduzione del manoscritto originale. Più o meno ad ogni pagina corrisponde una pagina di manoscritto e io non potevo farmi perdere un'occasione simile. Il libro è in copertina rigida e i numeri delle pagine sono incorniciati da un piccolo agrifoglio. Cosa stai aspettando?



I consigli, ora, terminano per davvero e spero che siano stati di tuo gradimento.

Ti auguro un felice Natale e buone letture di fine anno.

Ci leggiamo presto,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

domenica 19 novembre 2017

novembre 19, 2017

Come, quando e perché leggere più di un libro alla volta. Confessioni di una lettrice



Leggere più di un libro alla volta: si può fare?

Per quanto mi riguarda, la risposta è sì, si può fare e non bisogna creare un clone di sé per riuscirci.

Questo articolo mi è stato suggerito da molti lettori, perché credo che l'interesse al riguardo sia tanto. Il quesito, naturalmente, non è nuovo e il mio punto di vista non aggiungerà molto a questa discussione delicata, ma è bene parlarne per smitizzare uno dei tanti argomenti tabù della lettura.

Cercando online si possono trovare svariati articoli che dispensano consigli su come leggere più libri alla volta o che spiegano quali siano i vantaggi di una lettura doppia o addirittura tripla. Insomma, il materiale non manca anche se forse pecca nella premessa.

Consigliare come intraprendere una lettura del genere, a mio avviso, è un po' come dare indicazioni su come sistemare l'armadio: si tratta di un aspetto della propria vita così intimo e personale che dare consigli su come modificarne le modalità mi sembra un po' eccessivo. Il discorso cambia, certo, se bisogna farlo per motivi che non riguardano la propria volontà, ma è tutta un'altra storia.

Ciò che ti riporto io in questo articolo è la mia esperienza, i motivi per cui mi sono trovata bene e mi trovo bene tutt'ora a leggere più di un libro alla volta.

Perché leggo più libri alla volta?

Credo che sia iniziato tutto al liceo, quando i libri sono entrati a far parte attivamente della mia vita. Ho frequentato il liceo linguistico, il che vuol dire che oltre ai libri di letteratura italiana da leggere mi venivano assegnati anche quelli di letteratura inglese, francese e spagnola. Sono sincera quando dico che ho sempre affrontato le letture con interesse e curiosità e mai sono partita scoraggiata. Ci sono comunque stati dei libri che non sono riuscita a finire con tranquillità e il primo a cui si rivolgono i pensieri è sicuramente Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo. Mi dispiace, Ugo, ma gli epistolari di questo tipo proprio non mi vanno giù.

Per motivi di tempo, naturalmente, mi sono dovuta arrangiare e leggere più libri contemporaneamente è stata l'idea migliore per portare a termine la lettura e ottimizzarla. Ha funzionato. Cambiavo da un libro all'altro quando più ne sentivo il bisogno o quando finivo il capitolo, ne lasciavo uno da parte se l'altro mi prendeva di più...insomma, come è giusto che sia per tutti, ho sempre avuto un modo molto personale di leggere.

Questa tecnica mi ha sempre aiutata e si è rivelata utile anche all'università, dove i libri di narrativa da leggere sono un po' di più di quelli del liceo.

È da un po' di anni, poi, che questa modalità di lettura ha abbracciato anche le mie letture personali che con lo studio c'entrano poco o niente.

Tutto ciò mi ha aiutato anche a contestualizzare la lettura nella mia vita, a capire i motivi per cui leggevo un libro e di conseguenza anche a come leggerlo. Se sto leggendo un libro per motivi di studio, so che dovrò fare una lettura molto più ravvicinata del solito, più attenta e, qualche volta, anche più analitica. Se invece si tratta di un libro che decido di leggere per interesse, so che intanto potrò prendermi il mio tempo e che la lettura non comporterà necessariamente un livello di concentrazione altissimo. Naturalmente ciò non significa che i "miei libri" non richiedano attenzione, perché ogni libro ne richiede un minimo per capire cosa stiamo leggendo, ma si tratta di un tipo di lettura diverso. Ci tengo a sottolineare che un tipo non esclude l'altro e che non è detto che i due ambiti non possano incontrarsi: grazie all'università ho scoperto molti autori e libri che ora sono parte integrante della mia libreria indipendentemente dallo studio; o viceversa ho scoperto libri per mio interesse personale che mi sono tornati utili anche all'università.

Ma come faccio?

Credo che la scelta del genere da leggere sia importantissima, soprattutto per quanto riguarda le letture personali. E' molto difficile che legga due romanzi nello stesso periodo o, ancora peggio, due saggi. Tendo sempre a dare questa logica al mio istinto quando scelgo la lettura da fare, altrimenti so che non ce la farei ad arrivare alla fine.

È doveroso da parte mia, a questo punto, aggiungere che un passaggio importantissimo nella mia vita da lettrice è stato quello in cui ho scoperto di avere dei limiti. Potrà anche sembrare strano, ma prendere le misure con se stessi è fondamentale per affrontare la lettura con serenità. Non è facile e credo sia un "work in progress" che continuerà per tutta la vita, ma è già un bel passo avanti accettare, nel mio caso, di non riuscire a leggere più di un tot di libri in un mese, ad esempio. E va bene così.

Mi capita molto spesso che un libro non attiri particolarmente la mia attenzione, perciò evito di leggerlo senza farmi prendere da strani sensi di colpa. I momenti di stanchezza, fisica e mentale, capitano a tutti. Ogni libro ha il suo momento e lo stato d'animo giusto per essere letto: non leggere perché devi farlo per chissà quale legge morale, ma perché ti va in quel momento.

Ed ora arriva il momento della domanda più gettonata di sempre: "Ma non ti confondi a leggere due libri insieme?" e la risposta è no, proprio per il motivo che ti ho spiegato poco fa. Bilanciare le letture aiuta moltissimo!

Dove lo faccio?

Inoltre, ogni libro ha il suo posto per essere letto o almeno io provo a darne uno ad ognuno. La sera, momento di coccole e relax, è dedicata alle mie letture personali e decido io cosa leggere. Sul treno, invece, tendo a leggere i libri per l'università anche e soprattutto perché mi aiutano a non pensare alla folla di gente che spinge e ti stringe per riuscire a salire sul vagone. Nei pomeriggi più o meno vuoti, se ne capita qualcuno, leggo i libri su cui mi è stato chiesto un parere o che hanno una scadenza e che non fanno parte dei libri di studio. Visto che questi momenti capitano molto di rado, soprattutto in periodo di lezioni, li sostituisco spesso con la sera e alterno questo tipo di letture alle mie.

Ma quindi quanti libri leggo nello stesso momento?

Riesco a leggerne massimo tre alla volta, con di più rischio di lasciarne la metà a prendere polvere.

E' chiaro che tutto ciò che ho scritto finora ha uno scopo puramente esplicativo: quando leggo non agisco con un pensiero preciso e così razionalizzato, anzi. Mi piace farmi guidare dall'istinto e da quello che viene sul momento.

La lettura è una cosa così personale che non ci possono essere regole o limiti da imporre, perciò termino questo dialogo dicendoti che comunque, ognuno legge come, quando e quanto vuole e perché vuole farlo. Tutto il resto sono chiacchiere.

Spero che questo articolo sia stato di tuo gradimento e magari anche uno spunto per un dialogo sul tema. Sarei felicissima di sapere il tuo punto di vista!

A presto,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

martedì 7 novembre 2017

novembre 07, 2017

Book Haul & Wrap Up #11


Buonasera lettore e lettrice!
Nuovo mese, nuove letture ma prima, come vuole la tradizione, il resoconto degli ultimi acquisti e letture. Prepara carta e penna, perché sarà un resoconto molto ricco di titoli e impressioni: oggi riporto sul blog il Book Haul e Wrap Up di settembre e ottobre!
Buona lettura...

Il primo evento "autunnale", se così si può definire, a tema libresco è stato il Festivaletteratura di Mantova, al quale mi sono recata principalmente per Jonas Hassen Khemiri. Il soggiorno a Mantova, seppur faticoso - grazie ciottoli per strada per essere così scomodi! - è stato delizioso e fruttuoso per i miei acquisti. Sono stata brava e ho risparmiato. Storie fantastiche delle vacanze di Charles Dickens è stato il primo acquisto fatto al nord Italia, in occasione di uno sconto che avevo sulla tessera FeltrinelliPiù. Quattro racconti indirizzati, come sempre, ai bambini in cui Dickens mostra tutta la sua bravura nell'affrontare temi sociali con lucidità e leggerezza. Difficile immaginare l'autore come un sovversivo e tanto meno come il precursore dell'età moderna a cui molti scrittori, come Mark Twain, si sono successivamente ispirati. Come al solito, Dickens mi ha catturata.

In occasione del Festival ho scovato un piccolo Adelphi che non poteva mancare nella mia libreria: Con Borges di Alberto Manguel. Un altro libro su Borges? Sì, ma questa volta il mito Borges viene affrontato sotto una luce diversa, più umana e sicuramente interessante: Manguel, un ragazzo poco più che ventenne, accetta di leggere ad un vecchio Jorge al quale riesce sempre più difficile vedere il mondo che lo circonda, libri compresi. Questo libro è il resoconto degli incontri tra Manguel e Borges, un ritratto comico e al contempo profondo di un autore ma soprattutto di un uomo...con gusti e preferenze. L'elemento che mi ha conquistata? Borges non sopportava Proust!



Settembre è stato anche il mese del ritorno alla routine universitaria. Il fato ha voluto che accanto alla mia università ci siano due bancarelle dei libri bene o male fornite di titoli interessanti e non ho mancato di rifornire la libreria. Ad un prezzo stracciato mi sono accaparrata ben tre libri: Frankenstein di Mary Shelley, in edizione Newton Compton, Denti bianchi di Zadie Smith e Giovanni Boccaccio. Alle origini del romanzo moderno di Giuseppe Zaccaria, edito Bompiani. Tre titoli completamente diversi l'uno dall'altro e un tesoro da scoprire al loro interno. Una nota su Zadie Smith: ho letto molto, anche di sfuggita, di questa autrice e devo dire che mi sono fatta convincere abbastanza facilmente. Ero titubante all'idea di prendere un libro su problemi razziali e politici che si sarebbe potuto rivelare una delusione e un po' di paura c'è ancora. Un esordio che ha avuto così eco, però, non può essere solo una delusione, no?


Non poteva mancare nel bottino di settembre un gruppo di libri che aspettavo di comprare da un bel po'. Dopo la lettura dei primi tre libri della saga, mi preparo per altri tre capitoli di Una serie di sfortunati eventi di Lemony Snicket. Conto di leggerli per l'inizio dell'anno nuovo, viste le letture più o meno programmate - ma chi ci crede?! - da qui a dicembre. Credo di avere comunque abbastanza tempo per terminare la saga prima dell'uscita della seconda stagione della serie tratta dai libri. Sembra che Netflix si diverta a farci aspettare...

Un altro ciclo di libri legati tra loro che sto cercando di leggere piano piano è quello di Poirot. Questa volta ho deciso di andare in ordine, motivo per cui l'ultimo acquisto a tema Agatha Christie è stato Poirot a Styles Court, la prima avventura del famoso investigatore belga. La curiosità è moltissima, soprattutto perché avendo letto i libri successivi alla prima indagine sarà molto interessante notare le differenze tra la prima "scrittura" di Poirot e le seguenti.

Come ogni inizio semestre, le letture per l'università stanno occupando moltissimo spazio nella mia libreria. Quest'anno ho la fortuna di studiare la letteratura anglo americana del '900 e non potrei essere più felice: primo motivo tra tutti è l'interesse nei confronti del bacino statunitense a cui segue l'entusiasmo di imparare qualcosa di nuovo sul XX secolo. Autori come Sylvia Plath, Ernest Hemingway, Truman Capote e William Faulkner sono parte del programma di questo semestre.

Per rimanere in tema università e Stati Uniti, a settembre ho colto l'occasione per acquistare Leggende americane di Fernanda Pivano, celebre americanista e traduttrice di molti autori oltre oceano, tra cui i nomi citati poco fa. Il libro raccoglie prefazioni e saggi che la Pivano ha scritto negli anni su quelli che sono diventati i classici della letteratura americana. Gli autori inseriti in questo volume Bompiani sono Edgar Lee Masters, Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Doroty Parker e Faulkner. L'aspetto che mi ha incuriosita e convinta a prendere il libro è stata la prefazione della stessa Pivano: "Ormai questi autori che io amavo mentre stavano trasformando la storia della letteratura americana sono diventati dei classici. Se dovessi scrivere adesso queste presentazioni potrei aiutarmi con decine e decine di biografie e monografie che riempiono i miei scaffali. Ma quella felicità di scoperta, quella gioia di trasmetterla ad altri, forse oggi non l'avrei più. Forse l'anima non mi salirebbe più sulle labbra".

Non sono mancate le visite in libreria, soprattutto in occasione di un giro turistico di Roma in compagnia di mio papà. Dopo aver fatto da Cicerone l'uno con l'altro e aver camminato moltissimo, ci siamo rifugiati alla IBS e indovina un po'? Sono uscita con due libri regalati da mio padre e un sorriso che non finiva più. Sai che mi piace scovare i libri piccoli in fondo allo scaffale e in questo modo sono riuscita a trovare il primo libro: Un sillabario americano di Walt Whitman, edizione Mattioli 1885. Avevo visto diversi libri di questa casa editrice in passato, ma non avevo mai preso nulla. Questo libricino di poche pagine ma ricchee ha catturato subito la mia attenzione: si tratta di una riflessione, spesso filosofica, sul linguaggio che Whitman ha lasciato sotto forma di appunti. In particolare, l'autore considera l'uso dell'inglese nell'ambiente culturale e letterario degli Stati Uniti e mette l'accento sulla potenza, quasi magica, delle parole.



Con l'occasione di uno sconto, per il secondo regalo ho puntato sui Fazi Editore ed Il castello Rackrent è stata la mia scelta. Ho letto molte recensioni discordanti tra loro riguardo questo classico irlandese ma non mi sono fatta scoraggiare da quelle negative. Ho sempre trovato i romanzi sulla decadenza molto interessanti e stimolanti durante la lettura e in particolare l'ambientazione di questo romanzo ha agevolato la decisione sull'acquisto. Se lo avessi trovato avrei preso molto volentieri anche Bruges la morta, ma sembra essere terminato in tutte le librerie di Roma. Non che poi me lo sia fatta scappare, perché qualche giorno dopo sono riuscita ad ordinarlo online da La Feltrinelli e ho risolto il problema. Entrambi romanzi affrontano un aspetto decadente della vita, seppur scritti a distanza di quasi cento anni l'uno dall'altro.

Per restare in tema "promozioni" Leggere, scrivere e argomentare di Luca Serianni edito Laterza ci rientra perfettamente. Credo che nulla capiti per caso, perché è da mesi che sento parlare e leggo di Serianni, professore universitario molto apprezzato alla Sapienza di Roma, l'università che frequento, filologo e linguista. Il libro in questione ha ricevuto recensioni molto positive e mi sembrava una lettura-studio adeguata per chi, come me, si è fatto incuriosire dalla scrittura. Purtroppo non ho ancora iniziato a leggere questo manuale, primariamente perché non ho capito ancora bene con quale approccio mi ci possa avvicinare: studio o lettura?


Continuo sulla scia degli sconti sui libri con L'anima russa di Virginia Woolf, edito Elliot. Il libro si trova facilmente sul sito Tabook.it, un sito che raggruppa molti editori indipendenti ed offre la spedizione con corriere espresso gratuita sopra i €16 euro di spesa. Pur avendo avuto un piccolo inconveniente con il libro che l'assistenza Tabook ha risolto con velocità ed efficienza, sono felicissima di aver preso il libro, considerato anche il prezzo al quale l'ho acquistato. Non ho mai letto nulla di letteratura russa e fino a qualche tempo fa non ne sentivo molto la mancanza. Ho iniziato ad incuriosirmi proprio grazie a questo libricino e al suo titolo, che fa trasparire una parte, l'anima, che non avrei mai associato ai classici russi. Il libro non tratta solamente dell'ammirazione della Woolf per autori come Dostoevskij o Tolstoj ma affronta la problematica della loro traduzione che spesso li ha spogliati dei loro costumi e stili. Spero davvero che questo piccolo libro possa diventare un trampolino per ampliare i miei interessi letterari e spingermi un po' più ad est del solito.


Giungiamo alla fine degli acquisti con due novità in casa Newton Compton. Il primo cofanetto con cinque classici della letteratura horror si chiama Strange Books ed è il miglior acquisto che possiate fare ad un prezzo veramente ridicolo. La raccolta comprende tutti i racconti del terrore, del mistero e dell'incubo di Edgar Allan Poe, Frankenstein di Mary Shelley, Lo strano caso del dr. Jekyll e Mr. Hyde e altri racconti dell'orrore di Robert Louis Stevenson, Dracula di Bram Stoker e, infine, La guerra dei mondi di H. G. Wells. Grazie al cofanetto raggiunge quota tre la mia raccolta di Frankenstein, il che mi rende molto felice e altrettanto impaziente di leggere questo classico della letteratura inglese. Non manca nemmeno il forte desiderio di finire, finalmente, il romanzo di Stevenson che avevo iniziato al liceo e che non ho mai terminato. La voglia è tornata sicuramente anche grazie a Pamela di Last Century Girl e al video che ha girato in occasione di Halloween. Ti consiglio vivamente di andarlo a vedere se vuoi riempirti la lista desideri di titoli interessanti.


Il secondo cofanetto lo aspettavo con ansia da un bel po' di mesi. Si tratta di Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust diviso in sette volumi rilegati e dalla grafica spettacolare. La traduzione, come mi ha annunciato Elisa, è di più persone e spero che la casa editrice abbia avuto molta cura nel lavorare a questa raccolta. Mi dispiacerebbe moltissimo scoprire che non è così. Speranze a parte, spero di iniziare la lettura nel prossimo anno, ma non ho idea di quando la terminerò: Proust è un autore importante al quale bisogna dedicare tempo, amore e concentrazione, perciò per questi volumi non mi metto regole né faccio piani che so che non potrò seguire.

Ultime letture

Inizio questo piccolo resoconto scusandomi per il ritardo delle recensioni. Negli ultimi due mesi ho terminato la lettura di libri alquanto importanti non solo per il loro peso letterario ma anche e soprattutto per ciò che mi hanno lasciato. Primo tra tutti è Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino, un libro che mi ha fatto penare ma che alla fine ho amato profondamente. Ho avuto molta paura di una delusione durante la lettura di alcuni passaggi più noiosi di altri, ma Calvino, si sa, riesce sempre a farsi perdonare tutto e a far tornare i conti. Anche la più piccola deviazione ha un motivo e sono stata felice di scoprirlo a fine libro. Ho bisogno di tempo per scrivere parole degne per questo romanzo-non-romanzo e riuscire a farlo senza essere ripetitiva riguardo l'originalità e la bellezza dello stile dell'autore non sarà per niente facile.

Un altro romanzo sul quale ho bisogno di rifettere è Il mio Vietnam di Kim Thuy, edito Nottetempo. Il libro è ben strutturato e il giudizio complessivo è positivo, ma non ho ancora capito quanto mi sia piaciuto e se abbia soddisfatto o meno le aspettative che mi ero fatta. La struttura è particolare e, pur non aspettandomelo così, mi ha lasciato una sensazione positiva. Kim Thuy è molto brava nel raccontare episodi particolarmente tragici con un linguaggio dosato e delicato, un aspetto che ho apprezzato moltissimo. Non ho ancora buttato giù nulla sulla storia di Vì e della sua famiglia, ma credo lo farò presto.


Tra le letture recensite, invece, potrai trovare Coraline di Neil Gaiman su cui ho scritto in occasione di Halloween. Un libro spettacolare, non aggiungo altro!

Continua, invece, la lettura di Un'estate con Proust a cura di Laura El Makki, edito Carocci, la piccola e leggera raccolta di saggi su Marcel Proust e Alla ricerca del tempo perduto. Riesco a leggere un saggio ogni settimana se sono fortunata e il motivo è l'altra lettura in corso: Danger! E altre storie di Arthur Conan Doyle, edito ABEditore. La raccolta di racconti del padre di Sherlock Holmes mi sta piacendo moltissimo, le storie sono appassionanti e geniali, inquietanti e lungimiranti.

Il lungo articolo finisce qui, ci rileggiamo presto con una recensione!

Buone letture,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

Chi scrive

Mi chiamo Francesca e ho ventidue anni. Sono una studentessa di Lingue e Letterature a Roma e, soprattutto, una lettrice entusiasta. Ho riscoperto dopo una piccola crisi il piacere della lettura, lenta o veloce, concentrata o leggera che sia. Buona lettura!
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Sulla lettura...

"La lettura, infatti, al contrario della conversazione, consiste per ciascuno di noi nel venire a conoscenza del pensiero di un altro senza smettere di essere soli, vale a dire continuando a godere del vigore intellettuale che si ha in solitudine, e che la conversazione dissolve immediatamente."

Marcel Proust,

Il piacere della lettura