"Nuova grammatica finlandese" di Diego Marani



Buongiorno lettore! Ci siamo, una nuova recensione è pronta per te e stavolta si tratta di un libro che ho finito il mese scorso e che mi è piaciuto molto. Buona lettura!

Autore: Diego Marani
Titolo: Nuova grammatica finlandese
Edizione: VI, Tascabili Bompiani 2013
Tempo di lettura: 11/2 - 15/3/2017

Trama (dalla quarta di copertina): Trieste, settembre 1943.Un uomo viene ritrovato sul molo privo di sensi e portato a bordo di una nave militare tedesca. Quando riprende conoscenza scopre di aver perso la memoria, non ha con sé documenti né altro che lo possa identificare, solo un nome sulla casacca blu da marinaio: Sampo Karjalainen. Il medico di bordo che lo ha salvato, di origine finlandese, è convinto si tratti di un compatriota e per lunghi giorni si prende cura di lui, rimettendolo in forze e insegnandogli la propria lingua. Quindi lo indirizza ad Helsinki, alla ricerca del proprio passato. Qui, aiutato da un enigmatico pastore luterano e da una tenera infermiera, affronterà il lato oscuro della sua identità, in un paese ancora ignoto eppure così affascinante.





Recensione:


IDENTITÀ, CRISI DI
Chi sei tu, lettore? Un genitore, un professionista, uno studente, un bambino? Sei sempre lo stesso o esistono due versioni di te -quella che mostri solo a certe persone e quella che invece è sotto gli occhi di tutti? Oppure sei convinto che il «vero» te stesso è sempre rimasto nell'ombra? [...] Una cosa è certa, nel viaggio della vita, più che un passaporto, conviene portarsi dietro un'etichetta col proprio nome cucita nella giacca per non perdere mai il contatto con se stessi. Quando a Trieste, durante la Seconda Guerra Mondiale, un uomo viene trovato quasi ucciso a bastonate, l'etichetta finlandese sui vestiti dice che si tratta di un certo Sampo Karjalainen. Nel riprendere conoscenza, tuttavia, non ricorda chi è - e non parla. [...] Leggete questo romanzo, e il legame che saprete stabilire con le sue pagine potrebbe aiutarvi a scoprire qualcosa che non sapevate di voi stessi.
E. Berthoud, S. Elderkin (a cura di F. Stassi),
Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno
(Sellerio, 2013)

Queste sono state le prime parole che mi hanno convinta a leggere Nuova grammatica finlandese di Diego Marani. L'iter per poter avere il libro è stato, aimè, un po' lungo, ma alla fine eccoci qui. 

Il suggerimento di Curarsi con i libri (che credo sia stato aggiunto dal curatore, essendo Marani un autore italiano) potrebbe essere esteso a qualsiasi lettore e non solo limitato a chi sente di aver perso se stesso. Questo è un romanzo - e non un manuale di lingue! - di introspezione incentrato sulla perdita di diverse identità.



Parlo di identità diverse perché quello della propria identità -qual è il nostro nome e riconoscersi in esso- non è il solo punto di vista affrontato da Marani. 

Il dovere di Sampo è quello di ricordarsi di sé e forse il punto di partenza potrebbe essere la propria patria, il luogo che gli ha dato vita e lo ha visto crescere. Questo giovane soldato sente un grande vuoto dovuto ad un bisogno di appartenenza che sembra non soddisfarsi mai, nonostante la spinta iniziale del medico che lo prende in cura, Friari, un finlandese convinto che il giovane possa essere un suo connazionale. 

Ciò che spinge Friari a convincersi di questo viene spiegato subito nelle prime pagine da lui stesso: rifiutato dal suo stesso paese, il medico ha un rapporto contrastato con esso che lo mette in condizione di un amore non corrisposto. Nel suo percorso di ritrovamento di sé, Sampo sembra fare suo questo pensiero e non sentendo corrisposto l'amore che tenta di dare alla Finlandia, il vuoto aumenta percettibilmente. 

Le persone che incontra nel suo cammino, infatti, sembrano avvolte da una folta nebbia, probabilmente perché chi le descrive -Sampo- le percepisce in questo modo. Non fa entrare nessuno nella sua "attesa di vita", è incapace di stringere legami perché terrorizzato di "scendere nella melma di vita" e mescolarsi per poi perdere la propria individualità:
Nel silenzio si sentivano gli alberi stillare gocce pesanti e anch'io ero una goccia, anch'io ero albero. Ero neve e non avevo più paura di sciogliermi, di scivolare lungo i rigagnoli fino al mare e mescolarmi al fermento inarrestabile delle cose che si trasformano senza sosta e non sono morte mai. Per la prima volta avevo trovato il coraggio di scavalcare la mia coscienza assediata e mescolarmi a qualcuno di verso da me. Ero sceso nella melma della vita. [...] Da un lato mi inebriava quella nuova sensazione di abbandono e di appartenenza, dall'altro mi impauriva l'idea di perdere il controllo della mia individualità. " 
L'aspetto linguistico è un'altra faccia del discorso sull'identità. Durante i primi giorni dopo il risveglio, Sampo è portato naturalmente ad articolare delle parole per esprimere i suoi pensieri confusi, ma tutto ciò che esce dalle sue labbra sono solo sospiri a cui seguono tremendi mal di testa. La capacità e la precisione con cui Marani è riuscito a descrivere questo procedimento mi ha lasciata affascinata e commossa.

C'è, infatti, un'attenzione particolare riservata alla lingua in questo romanzo e questo mi ha portato a pensare che si muova su due fronti, il primo dell'oblio e del ricordo e il secondo della lingua come parte fondamentale di un'identità. Chi sia o chi non sia questo giovane soldato trovato in fin di vita nel porto di Trieste poco importa al lettore, poiché ciò che colpisce maggiormente è la difficoltà con cui egli tenta di far suoi i suoni, la struttura e le parole di una lingua che non capisce mai fino in fondo. Mettendo su carta la confusione, lo smarrimento e la fascinazione di Sampo nei confronti di una lingua complicata come il finlandese, Marani ha dimostrato di avere non solo occhio ma soprattutto orecchio per i particolari impercettibili di qualsiasi idioma.


Quest'attenzione particolare è veicolata quasi interamente su una delle poche figure esterne centrali del romanzo, Olaf Koskela, un pastore appassionato di mitologia che funge da ispiratore e insegnante di Sampo durante il suo soggiorno all'ospedale militare di Helsinki. 

Ho trovato un po' pesanti i passaggi dedicati alle spiegazioni della mitologia finnica del Kalevala fatte da Koskela, il quale sembra quasi avvolto da un'atmosfera mistica che nemmeno Sampo comprende fino in fondo. I racconti sulle figure mitiche si collegano in parte ad un disegno ben tracciato del popolo finlandese e la sua terra che ti lascio il piacere di scoprire da solo/a.

Mi piace pensare che l'atmosfera nebbiosa delle scene dedicate ai racconti del Kalevala sia il prodotto dell'alcol bevuto durante quelle lezioni che non solo annebbia la visione di Sampo ma aiuta la foga di Koskela nel raccontare a palesarsi sempre di più.

La trama principale di questo romanzo è molto lineare e la verità sul giovane viene svelata sin da subito, poiché credo che non sia rilevante per lo sviluppo della storia. Non vi sono fatti eclatanti che non siano scoperte piacevoli o desolazioni profonde che sente il protagonista e il romanzo intero si muove su questi binari. Il lettore non si impegna a scoprire la vera identità dello smemorato ma segue con attenzione i pensieri di chi, con qualsiasi sforzo, tenta di aggrapparsi ad un se stesso che non riconosce

La narrazione in prima persona sotto forma di memoriale è fondamentale per far sì che ciò avvenga e non smetterò di ripetere che ho ammirato profondamente l'abilità dell'autore nel produrlo. 

Ho iniziato con una citazione e termino allo stesso modo, per lasciarti con un assaggio dello stile di Marani, un passo che non solo mi ha fatto riflettere ma sorridere.

" Le forme di una lingua si ripercuotono inevitabilmente su chi parla, ne plasmano il volto, le case, la terra, le abitudini, il cibo. [...] Il finlandese è una lingua massiccia, un po' bombata sui lati, con sottili tagli al posto degli occhi e così sono fatte le case di Helsinki, i visi della nostra gente. È una lingua dai suoni dolciastri e molli come la carne del pesce persico e della trota che si cuoce nelle sere d'estate in riva ai laghi dal fondale coperto di alghe rosse come le case di legno dei cacciatori, come le bacche che sanguinano d'estate nei cespugli."
Se hai letto anche tu questo romanzo fammi sapere cosa ne pensi. Ti auguro un buon inizio settimana e ti ringrazio per avermi letto. Alla prossima,

Francesca, Le ore dentro ai libri.

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