Parliamo di #comfortzone

Buongiorno lettore!

Sono ancora un po' indietro con le letture...vedrò di finirne almeno una questa settimana in arrivo in modo da fare una recensione per il fine settimana. Nel frattempo, però, non ti lascio a bocca asciutta e colgo l'occasione per rispondere al tag di lostoquasendo, iniziato da Last Century Girl riguardo un argomento sicuramente scottante per ogni lettore.



O, in parole più semplici, la nostra zona di sicurezza in ambito di lettura. C'è per tutti una tipologia di libri sulla quale ripieghiamo senza esitazione, altre che guardiamo da lontano ripetendoci "prima o poi leggo anche te" o altre ancora che evitiamo accuratamente. 

Mi è sembrato un argomento molto interessante da sviluppare, soprattutto per mettere a nudo delle paure o preconcetti che ho sui libri -e che abbiamo un po' tutti, ahimè- sperando di distruggerli senza alcuna pietà.
E' anche vero che un genere, autore o una serie di libri può non piacere e basta, ma è sempre meglio provare prima di dire che non fa per noi. Faccio questo discorso forse più per me stessa perché devo ammettere di aver esplorato poco al di fuori della mia comfort zone, un po' per pigrizia e un po' per paura di perdermi, invece, ciò che solitamente leggo.

La mia comfort zone è composta principalmente da romanzi e saggi. Per quanto riguarda i primi, punto quasi sempre sui classici , sulla narrativa contemporanea, anche se questa è stata una scoperta dell'ultimo periodo.

Infatti, per qualche strana ragione, ho evitato per anni gli autori contemporanei a favore dei classici. Sono sempre stata dell'idea che più classici avrei letto e più sarei stata una "brava lettrice", anche se sentivo molto la pressione di non leggerne mai abbastanza. Insomma, un gatto che si morde la coda e che si fa anche male. Dopo aver iniziato Perché leggere i classici? di Calvino non solo è cambiata la mia idea sull'argomento ma mi sono liberata anche di un peso non indifferente. E' ancora difficile accettare la presenza di tanti bei libri da leggere e non avere il tempo per farlo, ma questo è un po' il problema di tutti i lettori.

Scoprire i contemporanei è un'esperienza che consiglierei di fare a chiunque se si trovasse nella mia stessa situazione di qualche anno fa. Per ora mi oriento sulla narrativa anglo-americana e qualcosa di italiana, anche se su quest'ultima mi trovi quasi completamente impreparata.

L'ambito della narrativa contemporanea ha, però, un lato che non rientra nella mia comfort zone: i casi editoriali. Non c'è niente da fare, se un libro ha avuto un'eccessiva promozione alle spalle ed è il più letto del mese o dell'anno non riesce ad attirare -paradossalmente- la mia attenzione. Ho l'impressione che perda il suo valore letterario proprio perché sulla bocca di tutti e che lo acquisisca nuovamente solo dopo aver cavalcato l'onda del successo. Capisco che è un atteggiamento molto limitante, ma se la lettura deve essere prima di tutto un piacere preferisco leggere ciò che stuzzica veramente la mia attenzione.

Per quanto riguarda i saggi, invece, ho imparato ad apprezzarli solo all'università e benché ne esistano di noiosi ed eccessivamente articolati, altri sono dei piccoli tesori da tenere stretti. Rientrano nella comfort zone soprattutto saggi che agevolano la comprensione -seppur soggettiva dell'autore del saggio- di un romanzo in particolare o di un autore.

Questo mi porta ad affrontare l'argomento poesia. Se c'è un genere che non rientra nella mia zona di sicurezza è proprio questo. Se, finendo il liceo e iniziando l'università, ho riempito la mancanza di una spiegazione del testo con i saggi, ciò non è successo con la poesia. Non sono ancora riuscita a trovare un modo per affrontarla nel modo giusto -se ne esiste uno- e sento molto la mancanza del metodo didattico. Probabilmente ci sono molti modi per avvicinarsi alla poesia e uno di questi sarà acquistare libri con poesie all'interno. A questo ho rimediato con Poesie di Borges, ma mi sento ancora troppo intimorita dall'importanza culturale e letteraria di questo genere per affrontarlo con serenità. 

Ci sono generi che comunque non leggo perché poco vicini ai miei interessi, come tanti romanzi rosa o storici; generi che invece mi piacerebbe moltissimo leggere, come la fantascienza, ma di cui non trovo un punto di partenza; letterature di paesi stranieri che ancora non mi incuriosiscono, come la letteratura russa o giapponese. Tanti fattori hanno aiutato e continuano ad aiutare la mia comfort zone ad aprirsi e chiudersi quando necessario e sicuramente il blog e l'università sono solo alcuni.

Ci sarebbe molto altro di cui parlare ma sapendo quanto mi dilungherei termino qui i miei sproloqui.

Fammi sapere qual è la tua comfort zone e come la vivi, se hai qualche autore al quale ti sei affezionato/a o un genere che proprio non riesci a leggere!

Intanto ti ringrazio per avermi letta di nuovo, ci sentiamo presto,

Francesca, Le ore dentro ai libri.

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