lunedì 19 dicembre 2016

Il caso Jane Eyre di Jasper Fforde, il sogno segreto di ogni lettore.

Buongiorno lettore! Lo so, è strano leggermi così presto dopo l'ultima recensione, ma ho una tabella di marcia per Natale fatta a posta per te che devo assolutamente rispettare. Perciò sì, preparati ad una recensione a tema! Per il momento, però, ti parlo di un libro che ho amato moltissimo e che spero intrighi in qualche modo anche te. Buona lettura!

Autore: Jasper Fforde
Titolo: Il caso Jane Eyre
Titolo originale: The Eyre Affair
Anno di pubblicazione: 2001
Edizione: Marcos Y Marcos, 2006
Tempo di lettura: 21/10/16 - 29/11/16
Traduttore: Emiliano Bussolo, Daniele A. Gewurz

Recensione

Premetto di non aver mai letto un libro del genere prima d'ora. L'ho trovato casualmente nella libreria di mia madre qualche anno fa ed ora è finito nella mia, indovina un po' perché. Mi ha sempre affascinata la trama di questo romanzo e il fatto che coinvolga tanti generi, dal distopico al "classico" passando per la detective story, è uno dei punti a favore.

La trama è un po' complessa, non semplicissima a causa dell'universo nel quale viene ambientato il libro e sul quale devo soffermarmi per farti capire di cosa parliamo: Thursday Next (già il nome è un programma per la storia), la protagonista, vive in un 1985 alternativo in cui i libri sono un bene preziosissimo e il tempo non è così fisso come lo abbiamo sempre immaginato. Thursday è una Detective Letteraria
di Londra che si occupa di furti di manoscritti famosi e il caso in cui viene coinvolta è proprio il furto di Martin Chuzzlewit di Charles Dickens ad opera di Acheron Hades, il criminale più pericoloso degli ultimi vent'anni. I confini tra realtà e finzione sono molto labili, perciò puoi immaginare cosa accade quando lo zio di Thursday inventa una macchina capace di far entrare e uscire fisicamente gli esseri umani da un'opera letteraria. Come se non bastasse, il furto si estende a Jane Eyre di Charlotte Brontë e Acheron minaccia il mondo intero di uccidere la protagonista se non avrà ciò che desidera.

Naturalmente questa è solo una piccola parte di tutto ciò che contorna o meno il romanzo e che Fforde ha saputo spiegare con grande maestria. La presentazione di questo universo parallelo avviene gradualmente attraverso la voce dei personaggi stessi con delle frecciatine al nostro universo non indifferenti. 

Se c'è, infatti, un particolare che non passa inosservato è proprio l'ironia tagliente dell'autore, che attraverso il punto di vista di Thursday dà una visione senza troppe censure della guerra, dell'abuso di potere e soprattutto della letteratura come bene indiscusso dell'umanità.


"Finché Jane Eyre non è stata rapita, credo che nessuno -Hades meno di tutti- avesse capito quanto fosse popolare. Fu come se un simbolo vivente della tradizione letteraria inglese fosse stato strappato alle masse."

L'idea di sviluppare una storia che abbia come protagonisti indiscussi i libri mi è sembrata geniale, soprattutto se questa realizza il sogno recondito di ogni lettore: entrare in essi e conversare con i nostri personaggi preferiti. Jasper Fforde ha dato voce, nel vero senso della parola, ad un classico della letteratura inglese che, per certi versi, può anche sembrare un azzardo. E' riuscito a dare a noi lettori un punto di vista diverso della storia di un libro, rendendolo quasi simile ad un grande film in cui gli attori hanno un copione che devono seguire pedissequamente ogni volta che questo viene rivisto, o nel nostro caso, riletto. Forse è proprio per questo motivo che durante la lettura mi è venuto in mente The Truman Show, che tra l'altro ti consiglio di vedere se non l'hai già visto!

Insomma, Il caso Jane Eyre è il libro adatto a qualsiasi bookworm o amante della letteratura in generale, dato che vengono fatti continui riferimenti a questa da qualsiasi angolazione.


" «Buonasera» disse il barista. «Qual è la differenza tra un corvo e una scrivania?»
«Nessuna, perché Poe ha scritto su entrambi?»
«Molto bene». Rise. «Che prende?» "
Pur essendo una storia originale, in linea di massima ben sviluppata con moltissimi pregi, questo romanzo presenta alcuni punti deboli e tralascio i piccoli spoiler dei titoli dei capitoli, che qualche volta mi hanno fatta innervosire.

Immagina il romanzo come un elastico ben teso, al limite della rottura che però non si rompe mai. L'evento più atteso, come ci aspettiamo dal titolo, è proprio la comparsa di Jane Eyre e i protagonisti di questo classico ma sebbene si aspetti pagine e pagine questo sembra non arrivare mai. Su 370 pagine, Jane Eyre compare solo alla 271, praticamente quando il libro dovrebbe avviarsi verso la fine. 

Per questo, la pecca più grande del romanzo a mio parere è proprio la parte finale: fitta di eventi importantissimi per la storia, che vengono affrontati spesso con velocità e poco approfondimento. Negli ultimi tre/quattro capitoli in particolare, ho riscontrato un po' di sbrigatività. Alla fin fine, i capitoli su Jane sono sviluppati nel modo in cui si meriterebbe un classico di quella portata, ma ripeto, forse l'autore avrebbe potuto fare di più. 

Ti parlo poco del finale per non spoilerarti nulla, ma anche qui la faccenda si fa un po' assurda a causa di punti lasciati in sospeso e di nuovo un concentrato di eventi che ti fa girare la testa. Perdonabile, comunque, se penso all'assurdità generale su cui ruota il romanzo e all'impostazione che ha voluto dargli l'autore. 


" «[...] Lei è sopravvissuta all'offensiva. Lei è tornata indietro a recuperare i suoi compagni caduti. Una dei cinquantuno. E' suo dovere parlare per conto di quelli che non ce l'hanno fatta».
«Cazzate. Ho dei doveri prima di tutto nei confronti di me stessa.»

Ciò nonostante ("e che ciò!" dirai tu, giustamente...l'ho distrutto, povero Jasper), la narrazione è scorrevole e ben ritmata, frizzante al punto giusto da renderla piacevolissima e ottima anche per farsi quattro risate. 

Jasper Fforde, come avrai capito, oltre che essere un gran simpaticone è anche molto furbo: sebbene la storia venga narrata in prima persona dalla protagonista, qualche volta il punto di vista si sposta su situazioni in cui Miss Next non è presente, ma in modo da non avere riferimenti né a lei come narratrice né al suo parere da personaggio. Non farti spaventare, però, perché è un esperimento che a mio avviso è riuscitissimo e che forse rimanda anche all'idea di "tempo" dell'universo in cui vive Thursday (ipotesi buttata lì dal mio punto di vista da lettrice, naturalmente).

Una pecca in cui l'autore non c'entra nulla è la traduzione. Non mi sono piaciute alcune rese in italiano, tra cui l'idea di lasciare delle frasi in altre lingue senza alcuna traduzione in nota, che forse tornerebbe utile a chi non parla una parola di francese, spagnolo o polacco. 

Per l'universo parallelo, la trama e il modo in cui è sviluppata, avrei quasi voglia di vedere questo romanzo sul grande schermo, un giorno, perché secondo me ci si presterebbe molto.

Nonostante i difetti, il libro mi è piaciuto moltissimo e mi ha conquistata solo grazie ai riferimenti letterari. C'è sempre, nella nostra vita da lettori, un libro che perdoneremmo sempre senza pensarci troppo e Il caso Jane Eyre forse è il mio. Per questo motivo ti annuncio su due piedi (come se non lo sapessi già...) che ho intenzione di leggere il seguito, Persi in un buon libro e di acquistare gli altri millemila che Fforde ha scritto. 

Ti lascio con la solita curiosità di sapere cosa ne pensi del libro e soprattutto se c'è anche per te un libro che perdoneresti sempre...magari mi sento meno sola nel mondo del "non riesco ad arrabbiarmi con un libro nemmeno se ci provo".

Buona giornata,
Francesca, Le ore dentro ai libri.

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